Per proteggersi da ictus e infarto, due tra le più diffuse e pericolose patologie legate all'apparato cardiovascolare, oltre che principali cause di morte nei ricchi e satolli paesi occidentali, il livello di istruzione rappresenterebbe uno degli alleati più preziosi. A dimostrarlo, un interessante quanto curioso studio australiano condotto dai ricercatori dell'Australian National University di Canberra, ritenuto il miglior istituto superiore della “terra dei canguri”.

Gli studiosi, coordinati dall'epidemiologa Emily Banks, hanno monitorato per cinque anni oltre 260 mila uomini e donne del Nuovo Galles del Sud con età superiore ai 45 anni, dimostrando che a un titolo di studio più alto corrispondevano minori rischi di essere colpiti da un ictus o da un attacco cardiaco. “Il nostro studio – ha sottolineato la ricercatrice Rosemary Korda del National Centre for Epidemiology and Population Health – ha mostrato che negli adulti di età compresa tra 45 e i 64 anni, il tasso di attacchi di cuore tra coloro che non avevano titoli di studio era del 150 percento superiore rispetto a chi era in possesso di un titolo universitario”. Una differenza sensibile è emersa anche nei confronti di chi possedeva un livello di istruzione intermedia, ovvero con i diplomati, laddove il rischio di nefasti eventi cardiaci è stato valutato di circa il 70 percento superiore. Per quanto concerne gli ictus, la stima del rischio è stata invece rispettivamente valutata del 50 e del 20 percento maggiore nei confronti delle due categorie più istruite.

Naturalmente non è stato il titolo di studio a proteggere i soggetti più istruiti, ma la migliore qualità della vita che (solitamente) esso comporta e la maggiore sensibilità verso uno stile di vita più salubre, senza dimenticare l'opportunità di vivere in ambienti e situazioni meno stressanti o la possibilità di accedere a servizi sanitari all'avanguardia. I dettagli dello studio, denominato “45 and Up”, sono stati pubblicati sulla rivista scientifica International Journal for Equity in Health e diffusi per sensibilizzare la popolazione autoctona sulle malattie cardiovascolari; in Australia, infatti, esse provocano un decesso ogni 27 minuti.

[Foto di stevepb]