Ora non colleghiamo, naturalmente, alla parola "nonno" quello che significa per noi o correremmo il rischio di immaginare degli adorabili vecchietti di trentamila anni fa, canuti e talvolta ingobbiti, intenti a spiegare ai loro nipotini le tante cose che bisogna sapere del mondo per poter crescere sani, nonostante le avversità. No, i nonni in questione erano poco più che trentenni, pur sempre i più anziani dell'epoca, ma il loro ruolo per l'evoluzione, secondo quanto sostiene uno studio pubblicato dalla rivista Scientific American, sarebbe stato addirittura fondamentale.

Fino a trentamila anni fa, data l'aspettativa di vita media dell'homo sapiens, le probabilità che tre generazioni di individui potessero convivere, erano davvero molto basse; ma quando il numero dei trentenni prese a salire incredibilmente, si verificò in poco tempo, un improvviso incremento delle manifestazioni artistiche, della produzione di cibo, della creazione di utensili complessi e di armi. L'antropologa Rachel Caspari della Central Michigan University ritiene che la causa di questo era da ricercarsi nell'incremento dell'età media e, per giungere a questa conclusione, ha analizzato, assieme al suo team, denti fossili provenienti da diversi periodi dell'evoluzione, il che le ha permesso di focalizzare l'attenzione su alcuni dati estremamente significativi.

Fissando come attorno ai trent'anni l'età media in cui un uomo primitivo poteva vedere venire alla luce i propri nipotini, gli studiosi hanno potuto appurare che solo trentamila anni fa gli uomini di quell'età divennero una parte consistente della popolazione umana: così, se per 10 uomini di Neanderthal che morivano in un'età compresa tra i dieci ed i trent'anni, c'erano solo 4 adulti che sopravvivevano, giungendo alla fatidica soglia, presso l'homo sapiens dell'età della pietra, per 10 che morivano, ben 20 arrivavano al compimento dei trent'anni.

Adulti che portavano con sé il proprio immenso patrimonio di conoscenza sulle migliori tecniche per cacciare o per allevare la prole, che sapevano individuare le erbe velenose, che cercavano il cibo nei posti giusti: il sapere e la saggezza, finalmente, iniziarono a fissarsi nella mente degli uomini del tempo, divenendo la base solida da cui far partire il lungo cammino che l'umanità avrebbe compiuto.

Già l'antropologa Kristen Hawkes dell'Università dello Utah aveva posto l'attenzione sull'importanza della figura delle nonne nel passaggio tra Homo erectus e Homo sapiens, elaborando questa teoria dopo aver vissuto a stretto contatto con gli Hazda, tribù di raccoglitori-cacciatori della Tanzania: adesso Rachel Caspari ritiene che maschi o femmine che siano, seppur giovanissimi, i nonni tutti hanno giocato il proprio ruolo fondamentale per portarci ad essere quello che siamo, indicando alla propria progenie le strade da seguire. In fondo, non sono così distanti da noi, allora.