Si parla spesso di cambiamento climatico e dei suoi effetti su ampia e piccola scala: tuttavia, pur essendo ormai un argomento con cui in tanti hanno ormai imparato a familiarizzare, la notizia che questo "fantasma" aleggi sul Pianeta ha sempre un impatto maggiore quando è associata a quella che è la realtà più vicina e concreta a cui siamo abituati e che potrebbe mutare nel giro di pochi anni per effetto del riscaldamento globale. È questo il caso dell'allarme lanciato da alcuni studiosi britannici dei Royal Botanic Gardens Kew di Richmond che, in un articolo pubblicato dalla rivista PLOS ONE, hanno illustrato un modello predittivo elaborato allo scopo di conoscere quale sarà il futuro di una delle piante più preziose per l'umanità in questa delicatissima fase di mutamenti per la nostra Terra.

La Coffea Arabica, originaria dell'Etiopia ma coltivata su scala globale per rispondere alle richieste di un mercato che nei secoli non ha mai smesso di amare la gustosa bevanda che si ricava da essa, è l'arbusto selvatico da cui prendono origine tutte le varie qualità di chicchi pregiati utilizzati per produrre le miscele più raffinate: l'elevata diversità genetica della pianta selvatica, che comporta una maggiore resistenza ad attacchi di parassiti e malattie così come alla scarsezza d'acqua, può essere utilizzata come una risorsa per mettere alla prova la capacità dell'arbusto di far fronte ai cambiamenti climatici intensi che stravolgeranno, e che hanno già iniziato a stravolgere, il suo ambiente originario di provenienza. Poiché le varietà utilizzate nell'ambito della coltivazione e del commercio vengono selezionate dalla Coffea Arabica selvatica, selezionando quelle che presentano caratteristiche ottimali e quindi più redditizie, un pericolo per questa particolare pianta potrebbe estendersi facilmente a tutte le altre tipologie il cui destino è strettamente connesso con quello dell'arbusto originario.

Lo scenario indicato dai ricercatori, basato su dati del passato, osservazioni sul presente, modelli climatici e distribuzione sul territorio, prevede entro i prossimi settant'anni una drastica riduzione nella diffusione dell'arbusto selvatico della Coffea Arabica. Gli studiosi hanno condotto due tipi di analisi, una locale, l'altra basata sulle aree ampie: nell'analisi locale, i risultati indicavano una diminuzione nel numero delle aree caratterizzate dal clima adeguato alla coltivazione della pianta compresa tra il 65% e, nella più drammatica delle ipotesi, il 99.7% entro il 2080; sulla scala più vasta dell'analisi areale, la riduzione oscillava tra il 38 e il 90%, sempre entro il 2080. I ricercatori hanno sottolineato come tali stime (a leggere i numeri semplicemente drammatiche per il futuro di una bevanda amatissima, in particolar modo in Italia) sarebbero addirittura caute: all'interno dei modelli matematici e climatici, infatti, non può essere preso in considerazione un fattore dall'impatto ancora più forte come la deforestazione su larga scala che, ormai da anni, sta colpendo in maniera selvaggia ed inarrestabile Etiopia e Sud Sudan, le terre d'origine dell'arabica.

Quali le riflessioni degli autori dello studio? Spiega Aaron Davis, a capo del gruppo di ricerca, che

L'estinzione del caffè, parte della nostra cultura e società moderna, è una prospettiva preoccupante e sorprendente. Tuttavia obiettivo di questo studio non è quello di diffondere profezie allarmistiche in merito all'estinzione dell'Arabica nel mondo. La portata delle previsioni deve essere causa di preoccupazione ma va vista come come un punto di partenza dal quale potremo valutare appieno quali azioni sono necessarie per evitare che diventino realtà.