Miliardi di Pianeti disseminati all'interno della nostra Galassia che potrebbero essere simili alla nostra Terra: alla sonda Kepler della NASA spetta il compito di individuarli, compito che la missione sta portando brillantemente avanti, scrutando con il suo potente telescopio le immensità cosmiche a caccia di esopianeti all'interno o nelle immediate vicinanze della cosiddetta "fascia abitabile".

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L'ultimo in ordine di tempo ad esser stato avvistato, immediatamente battezzato con il nome di Kepler 37 – b, è l'esopianeta più piccolo mai osservato fino ad ora: la notizia della sua scoperta è stata resa pubblica in un articolo della rivista Nature che porta la firma dei ricercatori del NASA Ames Research Center. In orbita attorno alla Stella Kepler 37, accompagnato dai due fratelli maggiori (per misure) chiamati Kepler 37 – c e Kepler 37 – d, il nuovissimo esopianeta sarebbe ancor più piccolo del nostro Mercurio e grande pressappoco come la Luna; viceversa, gli altri due corpi celesti che compongono questo lontano sistema solare (il trentasettesimo individuato dalla sonda nel corso della sua ricognizione iniziata nel 2009) hanno dimensioni assai più prossime a quelle del nostro Pianeta, rispettivamente 0,742 e 1,99 volte il raggio terrestre. Proprio su questi due, in realtà, saranno puntati gli occhi degli studiosi nei prossimi mesi, per cercare – sogno e urgenza dell'astronomia degli ultimi anni – la nuova Terra.

Kepler 37 – b, infatti, in virtù delle proprie ridotte dimensioni si presenta quasi certamente come un desolato e roccioso pianeta, probabilmente privo di acqua ed atmosfera, assai simile in ciò allo stesso Mercurio: del resto, il piccolo esopianeta ruota anche particolarmente vicino alla propria Stella alla quale è più vicino di quanto lo sia Mercurio stesso al Sole. Insomma, nulla di particolarmente appetibile per i ricercatori a caccia del nostro gemello (magari con tanto di forme di vita), ma senz'altro una scoperta: la possibilità di osservare esopianeti così piccoli, infatti, viene giudicata remotissima dagli studiosi dal momento che i loro passaggi dinanzi alla stella-madre normalmente ne oscurano troppo poco la luminosità per renderli visibili dagli strumenti umani. E invece Kepler 37 – b, l'esopianeta piccolo piccolo, ha sorpreso tutti, questa volta, mostrandosi agli occhi dei ricercatori come un puntino piccolissimo, ma pur sempre in grado di modificare l'emissione di luce proveniente dalla sua stella.