in foto: Credit: CSIRO. Alex Cherney.

Per la prima volta un gruppo di scienziati è riuscito ad identificare il luogo d'origine di un di Fast Radio Burst, l'enigmatico segnale radio che appare senza preavviso nei cieli più remoti e scompare nel giro di qualche millisecondo: la scoperta, descritta da Nature, è stata possibile grazie ai radio telescopi dell'agenzia spaziale australiana, CSIRO, e al telescopio giapponese Subaru delle isole Hawaii.

Lampi irraggiungibili.

Un Fast Radio Burst è un fenomeno fisico estremamente potente – si tratta di un'emissione di energia pari a quella che il Sole sprigiona nell'arco di 10.000 anni – le cui cause fisiche restano a tutt'oggi misteriose. Nel 2007 gli scienziati intercettarono per la prima volta questo misterioso segnale proveniente dallo spazio e, da allora, hanno continuato ad interrogarsi sulla sua natura; soltanto in 16 occasioni sono stati identificati ma, secondo gli astronomi, potrebbero manifestarsene almeno 10.000 in una sola giornata in tutto il cielo.

A sei miliardi di anni luce di distanza.

Adesso, finalmente, la fonte di un FRB è stata localizzata in una galassia ellittica a circa sei miliardi di anni luce di distanza: praticamente una immensa massa di stelle dalla forma allungata che, secondo le osservazioni degli studiosi, ha un'età veramente venerabile. Contrariamente a quanto precedentemente ipotizzato, infatti, la galassia è molto antica, un dato questo che porta a concludere che i Fast Radio Burst potrebbero essere generati – condizionale ancora d'obbligo – da eventi come la collisione di due stelle di neutroni e, dunque, nulla che abbia a che fare con stelle di recente formazione.

Il fenomeno cosmico è stato rilevato lo scorso 18 aprile e registrato da diversi osservatori, incluso il Sardinia Radio Telescope dell'INAF: i segnali radio inviati dai suoi bagliori residui sono durati sei giorni, consentendo ai ricercatori di risalire all'origine con una precisione superiore di mille volte rispetto a quella dei 16 Fast Radio Burst studiati in precedenza.

La conferma dell'attuale modello cosmologico.

Il risultato consente anche di confermare l'attuale modello cosmologico e, in particolare, la distribuzione della materia nell'Universo divisa tra il 70% di energia oscura, il 25% di materia oscura e il 5% di materia ordinaria. Gli FRB possono essere utilizzati per "trovare" la parte di materia ordinaria "introvabile", più precisamente come uno strumento in grado di "pesare" l'universo: è la prima volta che questo accade, grazie ad un sistema messo a punto dal professor Evan Keane, principale autore dello studio, per rintracciare FRB in pochi secondi, attraverso una rete di telescopi che si allertano per localizzare la fonte del remoto e potentissimo fenomeno.