Un team di ricercatori dell'Università Tecnica della Danimarca (DTU) e dell'Università di New Brunswick (Canada) ha scoperto un insolito e misterioso fenomeno associato alle tempeste solari, la sparizione improvvisa degli elettroni liberi da vaste regioni atmosferiche. L'evento è stato rilevato la prima volta nel febbraio 2014, in concomitanza con una tempesta geomagnetica (innescata dalla tempesta solare) rilevata da satelliti e stazioni terrestri, come il network di sensori GNET in Groenlandia. Le tempeste solari sono fenomeni innescati dal cosiddetto vento solare, particelle proiettate dalla nostra stella a una velocità tra 400 e 800 chilometri orari nello spazio interplanetario. Grazie al campo magnetico il nostro pianeta viene protetto dalle particelle più energetiche (e pericolose), tuttavia ai poli, dove esso risulta più sottile, il vento solare riesce a sfondare lo ‘scudo' riversandole nella ionosfera: questo processo è all'origine delle cosiddette aurore polari.

È proprio in associazione a queste interazioni energetiche che i ricercatori hanno rilevato la scomparsa degli elettroni da aree vastissime del cielo, come se venissero risucchiati all'improvviso, quando invece normalmente l'attività solare dovrebbe aumentare il tasso di ionizzazione e di conseguenza la densità delle particelle cariche negativamente. “Abbiamo effettuato ampie misurazioni in corrispondenza di una tempesta solare che ha colpito la regione artica nel 2014 – ha sottolineato l'autore principale dello studio, il professor Per Høeg – e qui abbiamo trovato che grandi quantità di elettroni sono stati spazzati via da zone che si estendono dai 500 ai 1000 chilometri”. “Si tratta di una scoperta sorprendente – ha proseguito lo scienziato – non ce la aspettavamo, ma ora sappiamo che il fenomeno è ravvisabile anche in altri insiemi di dati provenienti dal Canada, che sostengono indirettamente le nostre osservazioni”.

Per i ricercatori si tratta di un “fenomeno bizzarro”, del quale non è ancora disponibile una spiegazione scientifica sufficientemente valida. Il team di Høeg ipotizza che esso possa essere in qualche modo collegato al campo magnetico terrestre e ai potenti trasferimenti di energia che avvengono quando il vento solare riesce a sfondare, in particolar modo durante le violente eruzioni coronali chiamate CME. La comprensione di questi fenomeni risulta fondamentale non solo per tutelare le comunicazioni e i segnali di navigazione, quelli più esposti alle tempeste solari violente, ma anche per proteggere gli astronauti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale e quelli delle future missioni spaziali. I dettagli dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Radio Science.

[Foto di NASA]