Le cause all'origine del tumore alla prostata sono ancora lontane dall'essere del tutto comprese: l'attività sessuale e le infezioni trasmissibili sessualmente sono i fattori maggiormente oggetto di osservazione nell'ambito degli studi su questo tipo di carcinoma che costituisce circa il 15% di tutti i tumori che colpiscono l'uomo. Spesso però le ricerche orientate in queste due direzioni hanno dato luogo a risultati contrastanti, ragion per cui è ancora piuttosto difficile stabilire quali siano i soggetti da ritenere a rischio: e probabilmente faranno discutere anche gli esiti dell'ultimo studio sull'argomento, frutto del lavoro di tre ricercatori della Université du Québec e pubblicato dalla rivista Cancer Epidemiology.

Lo studio sulle abitudini sessuali.

Marie-Élise Parent e i suoi colleghi hanno analizzato i dati ricavati attraverso indagini svolte su un ampio gruppo di uomini canadesi, nell'ambito di uno studio scientifico chiamato PROtEus (Prostate Cancer & Environment Study). 1590 di essi avevano avuto una diagnosi confermata di carcinoma prostatico tra il 2005 e il 2009, mentre i 1618 del gruppo di controllo erano stati selezionati attraverso le liste elettorali dei residenti a Montreal in base all'età: difatti il primo fattore di rischio per il cancro alla prostata è l'età, con scarse probabilità di ammalarsi al di sotto dei quarant'anni che crescono fino ad arrivare a due tumori su tre che vengono diagnosticati a persone di età superiore ai 65 anni. Un totale di 3.208 questionari ha fornito risposte ai ricercatori riguardanti gli stili di vita ed alimentari, il contesto ambientale, la provenienza socio-demografica, nonché le abitudini sessuali, passate e presenti, dei partecipanti.

In primo luogo è stato verificato come la presenza del tumore raddoppi le possibilità di avere un parente anch'esso affetto dallo stesso male: ma questa non è una novità, se si pensa che tra i fattori di rischio di cancro prostatico (e non soltanto quello) una grande importanza viene da sempre data alla familiarità. Ma l'aspetto più curioso è un altro: pare infatti che coloro i quali avevano avuto nella vita 20 o più partner sessuali avessero il 28% di probabilità in meno di ammalarsi di neoplasia prostatica. Tuttavia tale aspetto sembrava mutare radicalmente in caso di individui omosessuali: per questi ultimi, infatti, un numero maggiore di 20 partner aumenterebbe invece di molto il rischio di cancro alla prostata.

Risultati da leggere con cautela.

Come spiegare la differenza di esito tra rapporti eterosessuali ed omosessuali? Come avevamo premesso, i risultati faranno discutere: o quanto meno spingeranno nella direzione di approfondire se, in quel caso specifico, ci siano altri fattori (traumi a livello prostatico o infezioni) che abbiano originato questo tipo di dati: in effetti, nel caso di persone omosessuali il rischio tornava a scendere al diminuire del numero di partner. Insomma, sull'argomento in generale saranno necessarie ulteriori indagini, senza dubbio, in primo luogo perché non è accertato il legame che rende l'attività sessuale una sorta di "scudo" contro il tumore alla prostata: se, infatti, è vero che negli uomini che dichiarano una maggiore frequenza nei rapporti (o in questo caso più partner) è stata osservata una incidenza più bassa della malattia, è altrettanto verosimile che potrebbe trattarsi di un effetto "secondario" legato ad uno stile di vita equilibrato che si rifletterebbe, quindi, anche su una migliore vita sessuale. E si sa che una vita sana (senza fumo, con una dieta variegata e ben bilanciata ed un consumo di alcol moderato) è la migliore forma di prevenzione per molti tipi di tumore, incluso quello alla prostata.