A seguito di recenti servizi giornalistici siamo stati giustamente messi in guardia dai ristoranti di cucina giapponese che non rispettano le norme igieniche. Questo a danno dei numerosi ristoratori giapponesi che invece garantiscono una cucina sana, nel pieno rispetto delle normative europee. Sono diverse le regole che dovremmo osservare quando scegliamo un ristorante giapponese: controllare che la cucina sia sempre in vista; sentire puzza di pesce non è un buon segno, il pesce correttamente trattato si presenta inodore, a tal proposito è sempre meglio cominciare ordinando del sashimi, che non deve mai essere servito coperto da eventuali condimenti; infine, il sushi correttamente conservato si presenta sempre brillante alla vista e per niente viscido. Ma in Rete circolano da anni diverse leggende, spesso correlate da foto suggestive, che ci mettono in guardia dalla cucina giapponese mediante temi che sfociano nell'horror. Elenchiamo le cinque bufale più esemplari.

Mangia sushi da sempre: ha vermi nel cervello.

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I post che girano su questo caso fanno riferimento ad una fake-news che girava in rete già dal 2002. Si tratta della storia di un uomo abituato a mangiare sushi frequentemente che si sarebbe ritrovato il cervello infestato di larve. Le immagini utilizzate sono reali, ma si tratta di un uomo sulla settantina d'anni affetto da una forma di cancro che gli erose la parte superiore del cranio, non avendo mai consultato dei medici si trovò la parte esposta infestata dai vermi. La sua condizione è stata anche certificata su un articolo pubblicato su Neurosurgery nel 2007. Col tempo nasce il personaggio di Mr Fujiwara fanatico del sushi, con la testa infestata dai vermi. Se è vero che quando non si rispettano le norme igieniche il nostro apparato digerente può essere infestato da parassiti – come la tenia o gli ascaridi – è altrettanto vero che non possono migrare verso altri organi, men che meno il cervello.

Corpo invaso dai vermi dopo il sushi.

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Così la bufala si raffina arrivando nel 2014 al caso di un altro amante del sushi che si è trovato immediatamente il corpo infestato da tenie. Questo già di per sé è impossibile, perché per arrivare ad essere infestato come si vede nelle foto, ci vorrebbero almeno due o tre settimane. Oltre a questo quel che si vede nelle immagini non corrisponde ad una infestazione di tenie. Anche in questo caso le immagini sono reali ma non riguardano il sushi. Prova ne è un report pubblicato dal British medical journal: si parla di "cisticercosi" dovuta al consumo di carne di maiale cruda. Questo non significa che mangiare pesce crudo senza rispettare le norme igieniche non esponga a rischi di infestazioni parassitarie. Il Butac riporta il caso di un paziente cinese infestato dal Diphyllobothrium latum, la cui vicenda è stata documentata sulla rivista Canadian family phisician.

Muore mangiando sushi fatto in casa.

sushi in casa

Che succede allora se ci mettiamo noi a preparare del sushi in casa? Come possiamo notare la bufala si evolve e raffina nel tempo, arrivando nel 2016 con la storia di un ragazzo di Lecco morto dopo aver mangiato sushi fatto in casa. Si possono trovare anche post in cui il ragazzo muore in un ristorante giapponese. Ad oggi non esistono tracce di questa persona. Non è chiaro come mettersi a preparare del sushi in casa possa risultare mortale, a meno che non lo si faccia da sprovveduti, ignorando ogni convenzione igienica e di conservazione del prodotto. Gli accorgimenti sono noti e neanche tanto complicati. Il pesce deve essere cotto almeno per un minuto a 60°.  nei ristoranti deve essere congelato a una temperatura non al di sopra dei 20° sotto zero per 24 ore, nei freezer casalinghi invece è bene attendere 96 ore. Tali accorgimenti ci mettono al sicuro dai parassiti presenti in varie specie marine. Anche per chi volesse cimentarsi nella preparazione di piatti a base di salmone i falsi miti non mancano. In ogni caso è fondamentale assicurarsi che il pesce sia stato abbattuto, tale processo infatti ci mette al sicuro da eventuali infezioni batteriche.

Sushi radioattivo.

pesce-fukushima

Parallelamente a queste narrazioni, dal 2011 il disastro nucleare di Fukushima ha contribuito a generare maggiori pregiudizi riguardo al sushi, compaiono quindi post dove si mettono in guardia i consumatori dal "sushi radioattivo nei ristoranti giapponesi". Come spiega molto bene un articolo del Sole 24 Ore il pericolo non sussiste affatto; non perché i pesci nelle vicinanze di Fukushima non potessero essere contaminati, quanto per il fatto che, oltre a esserci severi controlli in Europa sul pesce proveniente dal Giappone, quello utilizzato in gran parte dei ristoranti giapponesi nel nostro continente viene dal Mediterraneo. Dal Giappone arrivano soprattutto preparati alimentari, di cui nel 2011 esistevano ancora in Europa scorte per un anno intero. Sempre in quel periodo l'importo agroalimentare in Italia proveniente dal Giappone rappresentava lo 0,03%. Questo non ha impedito il dilagare dell'allarmismo, anche diversi anni dopo.

Il cane-sushi.

cane-sushi

Arriviamo così all'apoteosi dell'assurdo: il "cane-sushi"; evidentissimo fotomontaggio che quando venne lanciato in Rete nell'aprile 2016 riuscì comunque a convincere parecchi utenti dei Social network. Il sito di provenienza si intitola PanoRana.it, ma l'intento "satirico" si è perso nelle bacheche dei condivisori incalliti del Web.