Quando il cioccolato arrivò dal nuovo mondo in Europa, non riscosse immediatamente il successo che ci si potrebbe aspettare: la bevanda ricavata dai semi di cacao era troppo amara per i gusti del vecchio continente e, dunque, nel corso del tempo si imparò a zuccherarla o a miscelarla con la vaniglia, facendola finalmente diventare una prelibatezza amatissima, un bene di lusso diffuso solo tra i nobili d'Europa nei secoli scorsi.

Purtroppo, nella situazione attuale, il cioccolato corre il rischio di tornare ad essere un prodotto destinato solo ai privilegiati: è quanto denunciato da uno studio dell'International Center for Tropical Agricolture, commissionato dalla fondazione Melinda e Bill Gates, il quale sostiene che gli effetti del riscaldamento globale potrebbero farsi sentire dalle coltivazioni in Costa d'Avorio e Ghana che costituiscono la fonte di produzione della metà di tutto il cacao nel mondo.

La ricerca ha applicato a 19 modelli climatici differenti le caratteristiche delle piante che donano questi preziosissimi semi. I risultati sono allarmanti: a partire dal 2030, quando la temperatura dovrebbe aumentare di un grado, inizierà un lento declino il cui esito, entro il 2050, sarà disastroso giacché, per allora, la temperatura si sarà alzata addirittura di 2,5 gradi e dei terreni destinati alla coltivazione del cacao quasi nessuno sarà più adatto.

Il principale autore del rapporto, Peter Laderach, ha inoltre posto l'attenzione sull'aumento vertiginoso di domanda del prodotto, particolarmente da parte della Cina, la cui conseguenza sarà, inevitabilmente, un aumento del prezzo; l'esperto ha sottolineato che i coltivatori, purtroppo, si trovano spesso a vendere rapidamente i propri baccelli per pagare le spese mediche o la scuola per i propri figli: «Molti di questi agricoltori usano gli alberi di cacao come se fossero un bancomat».

Nella povertà africana, non c'è tempo per pensare a strategie di emergenza che, ad ogni modo, per adesso sono ancora semplicemente delle ipotesi: si è pensato di spostare le piantagioni in zone più alte, anche se tale soluzione incontrerebbe innanzitutto l'ostacolo del territorio pianeggiante dell'Africa Occidentale; si parla di selezionare ceppi più resistenti alle temperature elevate o di modificare le tecniche di irrigazione. Ma, per adesso, non si può davvero ancora sapere cosa salverà questo gioiello dal diventare una delizia riservata solo a pochi, pochissimi eletti. (fonte ANSA)