Secondo uno studio condotto da ricercatori del Dipartimento di Nutrizione presso la Harvard School of Public Health (Boston), il consumo di soia potrebbe avere ripercussioni sulla fertilità maschile, impattando sul numero degli spermatozoi. Sebbene venga coltivato in Cina da oltre tremila anni, questo legume solo negli ultimi decenni è entrato regolarmente a far parte di alcuni regimi alimentari occidentali, finendo di conseguenza sotto la lente di ingrandimento dei ricercatori.

Il problema, secondo gli studiosi coordinati dal professor Jorge Chavarro, risiede nei cosiddetti fitoestrogeni (estrogeni vegetali) come gli isoflavoni, composti molto simili all'estradiolo, il principale estrogeno prodotto nelle ovaie. Queste sostanze presenti naturalmente nella soia e dunque in tutti quei prodotti da essa derivati, come il tofu o il latte in sostituzione di quello vaccino, ridurrebbero sensibilmente il numero di spermatozoi presenti in un millilitro di sperma. I ricercatori hanno analizzato lo sperma di 99 volontari che hanno donato il seme al Massachusetts General Hospital Fertility Center, sottoponendoli successivamente a questionari alimentari. Dai dati estrapolati, per i quali sono stati tenuti in considerazione fattori di rischio come il vizio del fumo, il consumo di alcol e la massa corporea, è emerso che chi consumava più soia aveva ben 41 milioni di spermatozoi in meno per millilitro di liquido seminale rispetto a chi non ne faceva uso.

Il consumo di soia non è l'unico nemico della fertilità maschile; fra i vari comportamenti messi nel mirino degli scienziati vi sono l'uso di computer portatili, il tenere lo smartphone in tasca, il sovrappeso, il vizio del fumo, lo stress, la biancheria intima troppo stretta, l'uso di bevande in bottiglie di plastica e persino il bagno nella vasca idromassaggio. I risultati dello studio americano sono stati pubblicati sulla rivista Human Reproduction.

[Foto di Devanath]