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I cinque geni che disegnano il nostro viso

In futuro sarà sufficiente un campione di DNA per tracciare un identikit facciale completo: una svolta nella scienza e non solo.

I cinque geni che disegnano il nostro viso.

Che i geni giocassero un ruolo fondamentale nella definizione della struttura morfologica dei lineamenti del nostro volto è un fatto decisamente noto, oltre che facilmente intuibile: l’influsso di fattori ambientali non sarebbe in grado, da solo, di spiegare le somiglianze tra consanguinei. Eppure, della base genetica che si nasconde dietro la struttura unica di un volto umano, poco o nulla era noto agli scienziati: grazie al DNA è possibile individuare con una buona approssimazione il colore degli occhi o della chioma di un individuo, ma l’ipotesi di poter ricavare il “ritratto” di qualcuno attraverso un frammento di questo sembra ancora fantascienza. Ma forse lo è solo per il momento perché in futuro, probabilmente, le cose potrebbero andare diversamente.

La pensano così i ricercatori che hanno lavorato allo studio internazionale recentemente pubblicato dalla rivista PLOS Genetics, coordinato dall’Erasmus University Medical Center di Rotterdam per l’International Visible Trait Genetics (VisiGen) Consortium: un ampio progetto di ricerca sul genoma e sul fenotipo facciale a questo associato che ha coinvolto circa diecimila cittadini europei provenienti da diversi Paesi. Attraverso la mappatura delle caratteristiche del viso, il confronto con fotografie bidimensionali dei volti e immagini tridimensionali del cranio ottenute con la risonanza magnetica associate all’analisi del DNA degli individui, gli esperti ritengono di aver individuato i cinque geni responsabili delle architetture dei nostri connotati e lineamenti.

Si chiamano PRDM16, PAX3, TP63, C5orf50, COL17A1, sono i geni posizionati nei cinque loci identificati dagli studiosi associabili a differenti fenotipi facciali e, dunque, presumibilmente implicati nella determinazione dei tratti del volto. Tre di questi erano già stati indicati da precedenti studi come collegati al processo di sviluppo cranio-facciale nei vertebrati; i nuovi due, invece, rappresentano due protagonisti assolutamente nuovi e sconosciuti fin ad ora all’interno della complessa «rete molecolare» che governa la formazione dei tratti del viso. Un’osservazione che costituisce l’inizio di una «comprensione genica della morfologia facciale» che, in futuro, potrebbe avere anche importantissime applicazioni nell’ambito della medicina forense: portando, forse, a ricostruire i tratti di un individuo anche soltanto grazie ad un frammento di DNA. Insomma, una previsione degna del miglior telefilm di medicina legale che, forse, si avvia già a diventare realtà.

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