Si chiama Strato di Dua, come il nome del suo scopritore, Harminder Dua. Oftalmologo presso la University of Nottingham, Dua stava conducendo con il suo team una ricerca sul trapianto di occhi provenienti da donatori. Questa operazione si basa sull'iniezione di bolle d'aria tra gli strati che compongono la cornea, in modo tale da poterli separare. Questa fase, comune in operazioni simili, si rivela particolarmente delicata, perché lo scoppio di queste bolle può creare danni permanenti alla vista. Separando i diversi strati, i ricercatori ne hanno notato uno mai segnalato prima, ribattezzato appunto Strato di Dua. Si tratta di un livello della cornea con uno spessore di appena 15 micrometri, ma capace di resistere a una pressione di 200 kilopascal. Insomma, una barriera sottile, resistente e impermeabile all'aria.

Cosa cambia da un punto di vista clinico? E' ancora presto per dirlo, ma secondo Dua "ci sono molte malattie che colpiscono la parte posteriore della cornea. E pensiamo che la loro insorgenza sia in qualche modo collegata alla presenza di danni nello strato che abbiamo scoperto". Il trapianto corneale, inoltre, potrebbe risultare meno pericoloso, perché, sfruttando la resistenza di questo nuovo strato, si potrebbe iniettare l'aria sotto la piccola barriera, piuttosto che sopra. Così facendo, "il rischio di danni – ipotizza Dua – sarebbe notevolmente ridotto grazie alla resistenza di questo livello”. In ogni caso, assicura ancora lo scopritore del nuovo strato, "i libri di oftalmologia devono essere riscritti".