Ricercatori dell'Università McGill e dell'Università di Guelph, due atenei canadesi, hanno scoperto che la sola paura dei predatori può letteralmente “spaventare a morte” una popolazione, incrementandone il rischio di estinzione di ben sette volte. Gli studiosi, coordinati dal professor Kyle Elliott, docente ordinario presso il Dipartimento di Scienze Naturali dell'ateneo di Montreal, sono giunti a questa conclusione dopo aver esposto gruppi di moscerini della frutta (Drosophila melanogaster) all'odore di un predatore a loro ben noto, la mantide religiosa.

L'effetto della presenza dei predatori è così devastante che anche se questi ultimi sono costretti a cambiare prede dopo aver ridotto sostanzialmente una popolazione, il solo effetto del loro odore può portare la capacità riproduttiva a livelli critici e determinare l'estinzione locale. Le popolazioni, quando sono troppo numerose, a causa dell'elevata densità di esemplari vanno incontro a un declino della sopravvivenza per la troppa competizione per il cibo e riproduttiva. Al contrario, quando le popolazioni sono più piccole, presentano un tasso di crescita superiore per le ragioni opposte, ma ciò non è sempre vero. Questo fenomeno è uno degli aspetti del cosiddetto Effetto Allee, così chiamato perché descritto dal professor Warder Clyde Allee per la prima volta, ed è proprio ciò che è stato osservato dai ricercatori nell'esperimento con i moscerini.

Sino ad oggi questo effetto era sempre stato associato ad animali sociali, come ad esempio i suricati. Questi piccoli mammiferi, infatti, passano molto tempo a vigilare su tane e prole, e quando i membri di una popolazione sono pochi sono costretti a fare “turni” più impegnativi che riducono il tempo a disposizione per la riproduzione e la ricerca di cibo. Ciò determina una minor sopravvivenza rispetto a quella dei gruppi numerosi.

Il team di Elliott ha voluto valutare l'impatto anche su animali scarsamente sociali come i moscerini della frutta, e dopo averne esposto alcune popolazioni all'odore delle mantidi, sia durante il periodo riproduttivo che al di fuori di esso, ha determinato che è sufficiente per ridurre il tasso di fecondità e il peso corporeo delle generazioni successive. Aspetti che con un calcolo matematico hanno fatto emergere un rischio di estinzione elevatissimo rispetto alla norma. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Proceeding of The Royal Society B.

[Foto di Siala]