in foto: Credit: Gemini Observatory / AURA / NSF / JPL–Caltech / NASA

Per supportare il lavoro della sonda Juno della NASA, in orbita attorno a Giove da un anno esatto e in procinto di compiere un nuovo flyby il prossimo 10 luglio, diversi osservatori terrestri stanno puntando il gigante gassoso del Sistema solare con filtri e strumenti peculiari, in grado di estrapolare immagini e dati – in particolar modo nello spettro dell'infrarosso – che ci aiuteranno a comprendere meglio la tempestosa atmosfera del pianeta.

Il telescopio giapponese Subaru, posizionato nell'Osservatorio del vulcano Mauna Kea alle Hawaii, in occasione del precedente sorvolo ravvicinato di Juno del 19 maggio scorso ha catturato immagini termiche ad alta risoluzione dell'atmosfera gioviana nel medio infrarosso, raccogliendo dati inediti sulle sue temperature.

Credit: NAOJ/NASA/JPL–Caltechin foto: Credit: NAOJ/NASA/JPL–Caltech

Grazie allo strumento COMICS (Camera Mid-Infrared raffreddato e Spectrometer) e ai vari filtri installati, che operano in una regione spettrale non coperta da Juno, i ricercatori hanno scoperto che la Grande Macchia Rossa di Giove – la più grande tempesta del Sistema solare – è più fredda e nuvolosa al centro e più calda nelle zone marginali, un dettaglio che suggerisce rapidi venti in risalita nella zona centrale. Gli scienziati hanno inoltre individuato un'altra area insolitamente turbolenta e caotica, ad ovest della colossale ed iconica tempesta. “Queste informazioni consentono di determinare la struttura tridimensionale dei venti che altrimenti verrebbero monitorati in sole due dimensioni, sfruttando la luce solare riflessa dalle nubi”, ha sottolineato il professor Takuya Fujiyoshi, uno dei ricercatori giapponesi responsabili del Telescopio Subaru.

Credit: Gemini Observatory / AURA / NSF / JPL–Caltech / NASA / UC Berkeleyin foto: Credit: Gemini Observatory / AURA / NSF / JPL–Caltech / NASA / UC Berkeley

In supporto alla missione Juno è intervenuto anche l'Osservatorio Gemini, composto da due telescopi gemelli (Nord e Sud) siti nei due emisferi. Nello specifico è stato utilizzato il Gemini Nord, che attraverso lo strumento NIRI (Near InfraRed Imager and spectrograph) ha ottenuto informazioni complementari a quelle del Telescopio Subaru, analizzando la luce solare riflessa dalle nubi del gigante gassoso nella troposfera e nella bassa stratosfera. Sono state impiegate avanzate tecnologie per eliminare le distorsioni provocate dalle turbolenze dell'atmosfera terrestre, e il risultato sono immagini spettacolari che hanno fatto emergere nuove forme e strutture nelle bande gioviane, come ha sottolineato l'astronomo Glenn Orton del Jet Propulsion Laboratory della NASA. Tutti gli strumenti sono stati nuovamente calibrati per il prossimo flyby di Juno, durante il quale la sonda transiterà ad ‘appena' 9mila chilometri di altezza dalla Grande Macchia Rossa.

Credit: Gemini Observatory/AURA/NSF/UC Berkeleyin foto: Credit: Gemini Observatory/AURA/NSF/UC Berkeley