La foresta Amazzonica, per il momento, è salva. Il discusso decreto promulgato dal presidente brasiliano Michel Temer per lo sfruttamento minerario di una vasta area dell'Amazzonia è stato infatti sospeso da un magistrato di Brasilia, il giudice federale Rolando Valcir Spanholo. Il provvedimento messo a punto dal governo è stato bloccato poiché, in base alle valutazioni del togato, per un intervento di tale portata non è affatto sufficiente un semplice decreto, ma è necessario un ampio consenso del Congresso.

Del resto, l'invasività e la portata dell'operazione di estrazione, proposta con due distinte revisioni, avrebbe messo seriamente in pericolo una delicatissima area del "polmone verde" del pianeta, culla di una florida biodiversità. Il provvedimento, oltre alla revoca dello status di riserva naturale alla Reserva Nacional de Cobre e Associados (Renca), che si estende per ben 46mila chilometri quadrati, avrebbe permesso lo sfruttamento minerario del 30 percento del territorio, che è ricco di giacimenti d'oro e altri metalli.

L'immediata protesta popolare, sfociata in una petizione per richiedere il blocco del decreto, è stata accompagnata dall'indignazione dell'opposizione e dalla durissima presa di posizione delle associazioni ambientaliste di tutto il mondo, che hanno parlato apertamente di “ecocidio”. A render ancor più discutibile il provvedimento del presidente Temer, il fatto che nell'area d'interesse si trovino due comunità indigene, sebbene in base al piano di intervento non sarebbero state toccate direttamente dalle operazioni di estrazione mineraria. Non resta che attendere gli sviluppi giudiziari della vicenda.