Il freddo intenso di questo inverno ha messo a serio rischio i monumenti antichi di Roma e di Pompei, sottoposti a violente intemperie che hanno provocato crolli e cedimenti. Qualcuno avrà pensato che i sostenitori del riscaldamento globale avrebbero fatto bene ad andarsi a nascondere, visto che se monumenti di duemila anni si sgretolano durante l’inverno vuol dire che il mondo, dopotutto, non sta diventando così caldo come si prevedeva. Poi in questi giorni l’Italia è stata investita da Scipione, Caronte e Minosse, i tre anticicloni africani che hanno fatto ricordare la terribile estate del 2003, che provocò in Europa decine di migliaia di morti. E allora tutti a riparlare di effetto serra. Ma cosa sta succedendo?

Effetto farfalla.

Sardegna giornata di caldo record

Il clima non è una roba semplice. Non sono bastati centinaia di satelliti in orbita intorno alla Terra per riuscire a prevedere con sicurezza il meteo di domattina, e questo perché il clima è un sistema caotico, espresso in matematica da equazioni non lineari, quelle la cui somma dei risultati dà a sua volta un risultato assolutamente imprevisto. Però qualcosa gli scienziati stanno capendo. Nell’ultimo secolo la temperatura media della Terra è aumenta di 0,8° centigradi, il che ha prodotto come risultato una maggiore probabilità di avere estati calde piuttosto che estati fresche, anche se queste ultime non sono scomparse: sono semplicemente diventate molto più rare. L’aumento della temperatura media sul lungo periodo provoca però tanti altri fenomeni che non colleghiamo subito al fenomeno del riscaldamento globale, ma che avvengono proprio perché l’estrema imprevedibilità del clima risente sensibilmente anche dei più piccoli cambiamenti.

Ricordate l’effetto farfalla? I matematici della teoria del caos riassumevano i loro studi con questa celebre formula, secondo la quale il battito di ali di una farfalla da una parte del mondo può produrre minuscoli cambiamenti nell’aria che, andandosi via via a sommare, producono poi un temporale in un’altra parte del mondo. Il riscaldamento globale produce effetti farfalla in continuazione. Aumenta l’evaporazione degli oceani, con il risultato che le piogge sono più violente e spesso danno vita ad autentici nubifragi. Non solo. L’accumularsi di nubi nell’atmosfera produce calore latente, che va ad alimentare la formazione di tempeste e uragani. Gli uragani di oggi sono più violenti perché hanno più calore nell’atmosfera da cui attingere energia.

Un clima sempre pù estremo

desertificazione

Le ondate di calore si susseguono a un ritmo sempre maggiore. Nel 2003 l’Europa attraversò l’estate più calda degli ultimi 500 anni. In Svizzera la media superò di oltre due gradi il record raggiunto dalle serie storiche. In Russia una tremenda ondata di calore ha provocato migliaia di morti nel 2010. E quest’anno il Nord America ha sperimentato una primavera davvero mite, la cosiddetta “estate di marzo”: il villaggio di Pellistone, nel Michigan, notoriamente un posto davvero freddo, con minime storiche di -40°, registrò lo scorso marzo una massima di 29°, quando fino ad allora la massima registrata in quel periodo non superava i 12°. I danni per gli agricoltori sono stati notevoli.

Un’analisi fornita dal Goddard Institute for Space Studies della NASA e condotta esaminando i dati delle temperature di diversi posti in tutto il mondo, ha dimostrato che dal 1951 a oggi una superficie sempre crescente del nostro pianeta sta sperimentando ondate di calore anomalo ogni anno. Una causa importante di tutto ciò deriva anche dall’agricoltura. Il crescente fabbisogno alimentare ha prodotto, nel corso dei decenni, una crescente deforestazione. Le piante, soprattutto gli alberi più vecchi, e quindi più grandi, assorbono il calore e rendono le aree più fresche. Disboscare vuol dire eliminare una protezione naturale dal calore. E i suoli impiegati per gli allevamenti restano secchi dopo il pascolo, favorendo la desertificazione.

Un futuro bollente.

polo_nord

Tutto questo si è verificato perché nell’arco di un secolo le temperature medie sono aumentate di 0,8°. Ma se, come i modelli prevedono, entro la fine del XXI secolo le temperature aumenteranno anche di 2°, quali saranno gli effetti sul clima? Non c’è bisogno della sfera di cristallo per capire che saranno disastrosi. La persistenza di ondate di calore è il prodotto di blocchi meteorologici, causati da fenomeni che rallentano i flussi d’aria. In pratica un’area di bassa o alta pressione si ferma per giorni o intere settimane su un’area delimitata, con gravi danni: piogge interminabili oppure caldo torrido per periodi protratti nel tempo. Ciò avviene perché, con il riscaldarsi sempre maggiore del Polo Nord, la differenza di temperatura tra i poli e i tropici si riduce; ed è questa differenza a produrre in definitiva i grandi flussi d’aria che regolano il nostro clima. Questo vuol dire che l’emisfero settentrionale, quello in cui viviamo, è destinato a subire di più gli effetti del riscaldamento globale, poiché il Polo Sud si riscalda molto più lentamente del Polo Nord e quindi l’emisfero meridionale regge di più al cambiamento climatico.

I climatologi non sanno ancora come cambierà il tempo nei prossimi decenni. Se il riscaldamento continua al ritmo attuale, gli effetti saranno inevitabilmente seri. Certo, è possibile intervenire con sistemi sanitari più preparati ad affrontare gli effetti di ondate di calore e gelate invernali, realizzando difese contro alluvioni e inondazioni, e così via. E naturalmente c’è chi pensa alla possibilità di ricorrere alla geo-ingegneria per raffreddare la temperatura della Terra con rimedi estremi, per risolvere mali estremi. Ma probabilmente la soluzione migliore è quella di invertire la tendenza, prima che sia troppo tardi.