Un team internazionale di paleontologi provenienti da Cina, Germania e Gran Bretagna ha scoperto nella provincia dello Shaanxi (Cina centrale) un fossile destinato ad entrare nella storia della ricerca scientifica, trattandosi del più antico rappresentante dei deuterostomi e di conseguenza del più vecchio antenato della nostra specie. I deuterostomi, infatti, sono un gruppo di animali con uno specifico sviluppo embrionale al quale appartengono vertebrati, echinodermi (stelle, ricci e cetrioli di mare) ed altri phyla inferiori; si differenziano dai protostomi poiché il blastoporo, un piccolo solco cellulare, origina l'ano invece che la bocca.

Saccorhytus cover
in foto: Illustrazione del Saccorhytus coronarius

Il fossile di appena un millimetro è stato chiamato Saccorhytus coronarius ed è una specie cercata a lungo dai ricercatori, dato che i numerosi deuterostomi di 510/520 milioni anni fa recuperati in precedenza avevano già iniziato a differenziarsi per dare origine ai vari gruppi animali superiori, mentre quest'ultimo, di 540 milioni di anni, ne è l'antenato comune. È stato individuato sotto tre tonnellate di calcare e i paleontologi hanno dovuto utilizzare un potente microscopio elettronico per svelarne i segreti.

Saccorhytus coronarius era un animale a simmetria bilaterale – esattamente come l'uomo – e probabilmente viveva tra i granelli di sabbia di un fondale marino poco profondo. Aveva un sottile strato di pelle e probabilmente poteva compiere movimenti contrattili, tuttavia la sua caratteristica più interessante risiedeva nell'alimentazione. Il minuscolo deuterostomo sacciforme aveva in proporzione una bocca enorme, dalla quale si nutriva di particelle sospese o altre piccole prede: curiosamente gli studiosi non hanno trovato evidenze di un ano, e verosimilmente in questa specie i rifiuti venivano espulsi dalla bocca. Le piccole strutture coniche che si notano nella ricostruzione potrebbero essere invece stati i precursori delle branchie, delle quali anche la nostra specie mantiene traccia durante lo sviluppo embrionale. I dettagli dello studio, coordinato dalle coordinati dall'Università di Cambridge e dalla Northwest University di Xi'an (Cina), sono stati pubblicati su Nature.

[Immagine di Unsplash e Conway Morris / Jian Han]