Ricercatori italiani del Dipartimento di epidemiologia e prevenzione presso l'IRCCS di Pozzilli (Isernia) e dell'Istituto Neuromed hanno confermato che la dieta mediterranea riduce il rischio di sviluppare patologie cardiovascolari, tuttavia i suoi effetti virtuosi sono solo per le persone con un livello socioeconomico più elevato. In altri termini, il modello alimentare per eccellenza, invidiatoci da tutto il mondo e preso come riferimento assoluto dal punto di vista della salubrità, è sì efficace, ma a beneficiarne sono i soggetti più istruiti e abbienti, che possono permettersi di acquistare cibi diversi e di qualità migliore.

Gli studiosi, coordinati dal professor Giovanni de Gaetano, direttore presso l'ente molisano, sono giunti a questa conclusione dopo aver effettuato un'analisi prospettica su circa 19mila uomini e donne con età maggiore o uguale ai 35 anni. I partecipanti erano tutti inclusi nella coorte “Moli-sani”, un progetto che coinvolge 25mila cittadini del Molise i cui dati clinici e genetici sono messi a disposizione della scienza, proprie per effettuare indagini sulla diffusione di patologie (come tumori e malattie cardiovascolari) legate a fattori genetici e ambientali.

Dall'analisi statistica dei dati, basati su questionari alimentari che hanno assicurato l'aderenza al modello nutrizionale, così virtuoso da esser diventato nel 2010 Patrimonio immateriale dell'Umanità dell'UNESCO, è stato dimostrato che la dieta mediterranea riduce del 15 percento il rischio di sviluppare patologie legate al cuore, ma solo nei soggetti sopraindicati. Nel corso del periodo di follow up, durato poco più di 4 anni, si sono verificati in tutto 252 eventi cardiovascolari.

Gli scienziati assicurano che i benefici della dieta non sono assolutamente da mettere in dubbio; ciò che spariglia le carte in tavola sono gli ingredienti con i quali ci si alimenta. Le persone meno abbienti, ad esempio, spendono meno per acquistare l'olio di oliva, una delle “punte di diamante” della dieta mediterranea, e poiché quelli meno costosi presentano meno polifenoli e antiossidanti di quelli di pregio, ne scaturisce di conseguenza anche un minor fattore protettivo. Lo stesso discorso può essere esteso al pesce, alla frutta e ad altri alimenti tipici del modello nutrizionale, per il quale è importante anche la varietà.

Secondo gli autori dello studio, poiché si tratta di alimenti così importanti per la nostra salute, si potrebbe ad esempio valutare il taglio dell'IVA sull'olio extravergine di oliva su frutta e verdura, oppure di poter inserire questi cibi nella dichiarazione dei redditi, esattamente come avviene con i farmaci. Del resto, con la salute non si scherza e sarebbe importante poter garantire a tutti l'accesso a prodotti di qualità in grado di proteggerla. I dettagli dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata International Journal of Epidemiology.

[Foto di Skitterphoto]