Dopo un decennio di appassionata ricerca, un team di astronomi della Cornell University di Ithaca (Stato di New York) è riuscito finalmente a individuare l'origine di uno dei fenomeni cosmici più misteriosi e sfuggenti in assoluto, di un cosiddetto Fast Radio Burst (FRB), che nel caso specifico (l'FRB 121102) viene generato da una galassia nana sita a ben tre miliardi di anni luce da noi. Si tratta di una scoperta talmente rilevante che gli autori dello studio, coordinati dal professor Shami Chatterjee, lo hanno pubblicato su due autorevoli riviste scientifiche (Nature e Astrophysical Journal Letters) e lo hanno presentato al 229° meeting dell'American Astronomical Society, attualmente in corso a Grapevine, in Texas. “Siamo stati i primi a dimostrare che si tratta di un fenomeno cosmologico – ha sottolineato il dottor Casey Law, uno dei ricercatori coinvolti – e siamo i primi a vedere dove questa cosa sta avvenendo, in questa piccola galassia, che credo sia una grande sorpresa”.

Ad oggi sono stati contati in tutto soltanto diciotto Fast Radio Burst; sono segnali che provengono dallo spazio profondo al di fuori della nostra galassia (la Via Lattea), durano pochi millesimi di secondo eppure possono avere una potenza energetica immensa. L'origine di FRB 121102 è stata determinata grazie al lavoro congiunto di vari osservatori; dal Very Large Array di Socorro in Nuovo Messico (una serie di radiotelescopi attivi dagli anni '80) ai Telescopi Gemini delle isole Hawaii. Gli astronomi stimano che ogni giorno possano esserci ben duemila Fast Radio Burst nello spazio.

Ora che l'origine di FRB 121102 è stata determinata, gli studiosi stanno cercando di comprendere più a fondo come funziona questo fenomeno e perché viene generato. Si ipotizza che possa provenire da stelle di neutroni, da magnetar (stelle di neutroni con un immenso campo magnetico) o dal buco nero super massiccio che si trova nel cuore della galassia nana, che ha una massa pari all'1 percento di quella della Via Lattea ed è inquadrata nella costellazione di Auriga.

[Foto di Bill Saxton, NRAO/AUI/NSF; Hubble Legacy Archive, ESA, NASA]