Una equipe internazionale di paleontologi coordinati dall'Università di Adelaide (Australia) e dall'Università di Liverpool (Gran Bretagna) ha scoperto che gli uomini di Neanderthal possedevano buone conoscenze sulle cosiddette piante officinali, ovvero quelle con proprietà farmaceutiche. Gli studiosi, guidati dalla dottoressa Laura Weyrich dell'ateneo australiano, hanno analizzato il DNA del tartaro dentale estratto dalle mascelle di quattro uomini, vissuti tra i 42mila e i 50mila anni fa. I resti di due sono stati recuperati nelle ‘Grotte dell'Uomo di Spy' nella valle dell'Orneau, in Belgio, dove sin dal 1886 vengono ritrovati reperti appartenenti ai nostri antichi antenati. Gli altri due uomini vivevano invece in quella che è l'attuale Spagna, con i reperti recuperati nella Cueva de El Sidron nelle Asturie.

Dalle analisi è emerso che uno dei due uomini spagnoli, il più giovane, era malato; egli aveva infatti un grave ascesso e conviveva con un fastidiosissimo parassita, l'Enterocytozoon bieneu, noto per provocare una forma acuta di diarrea. Curiosamente, nella sua bocca sono state trovate anche tracce di muffe con proprietà antibiotiche (Penicillum) e di corteccia e germogli di pioppo, che contengono il principio attivo dell'aspirina, ovvero l'acido acetilsalicilico. Probabilmente gli uomini di Neanderthal mangiavano normalmente tali pietanze, e con l'esperienza hanno imparato a trarvi beneficio per trattare i malanni. “Sembra che gli uomini di Neanderthal conoscessero bene le piante officinali e le loro proprietà antipiretiche e antidolorifiche, sembra dunque che sapessero auto-medicarsi”. ha sottolineato il dottor Alan Cooper, coautore dello studio. “L'uso di antibiotici è davvero sorprendente – ha proseguito il ricercatore – tutto questo avveniva più di 40.000 anni prima dello sviluppo della penicillina”.

Le analisi condotte dai ricercatori hanno aperto una finestra interessante anche sulla dieta dei due gruppi di uomini primitivi. Quello spagnolo aveva probabilmente una dieta in prevalenza vegetariana, dato che i resti fra i denti appartengono a muschi, pinoli, muffe e funghi. Il gruppo belga, invece, aveva tracce di pecore selvatiche (mufloni) e di rinoceronte lanoso, un animale appartenente alla cosiddetta megafauna che verosimilmente si estinte proprio a causa della caccia intensiva perpetrata dai nostri antenati. Sui reperti analizzati sono stati trovati anche alcuni batteri caratteristici del cavo orale; di uno (Methanobrevibacter commensali) è stato rivelato quasi l'intero genoma. I dettagli sull'affascinante studio sono stati pubblicati su Nature.

[Foto di Royal Belgian Institute of Natural Sciences]