Nessun dubbio in merito al fatto che sia il migliore amico dell'uomo: ma il dove e il quando abbia visto la propria origine questo legame unico, che da migliaia di anni tiene unito l'essere umano al lupo addomesticato, costituiscono due questioni di grande interesse per la scienza che spesso ha dedicato studi sull'argomento. I confini cronologici sono ancora piuttosto incerti, ma orientativamente definiti: si va da un minimo di 18.000 anni per risalire indietro nel tempo fino a ben 32.000 anni fa. Per quanto riguarda, invece, lo spazio entro il quale si articolarono i primi fenomeni di domesticazione, uno lavoro recentemente reso noto in un articolo pubblicato dalla rivista Science indicherebbe senza esitazione l'Europa dei cacciatori-raccoglitori.

Precedenti ricerche che si erano basate sugli esami del DNA avevano suggerito come i cani che siamo abituati a vedere oggigiorno, in tutte le loro fattezze e misure, fossero i discendenti di lupi che si erano uniti alle comunità di esseri umani nel Medio Oriente o in Asia Orientale all'incirca 15.000 anni fa. Queste considerazioni erano tuttavia in contrasto con alcuni ritrovamenti effettuati dai paleontologi di resti appartenenti chiaramente a diversi cani ma risalenti ad almeno 30.000 anni fa e situati nelle regioni dell'Europa e della Siberia. Ecco perché il professor Olaf Thalmann, della finlandese University of Turku, ha deciso assieme ai suoi colleghi di risolvere questo apparente conflitto basato sui dati genetici comparando sequenze di DNA provenienti da una selezione di 18 reperti ossei appartenenti ad animali antichi, sia lupi sia cani, con materiale proveniente da canidi ancora in vita. I risultati potrebbero consentire di inserire un tassello che riguarda un aspetto fondamentale della storia dell'umanità.

Uno degli scheletri utilizzati dai ricercatoriin foto: Uno degli scheletri utilizzati dai ricercatori

Lo studio avrebbe provato come la domesticazione dei cani sarebbe iniziata proprio nell'antica Europa: il DNA dei cani moderni, infatti, presenterebbe per lo più vicinanza con una popolazione di lupi del vecchio continente che oggi risulterebbe estinta. Curiosamente, inoltre, gli stessi lupi moderni sarebbero più distanti geneticamente da quei loro antichi progenitori, i quali avrebbero molte più affinità con i nostri cani domestici. Questo consente di chiudere il cerchio, dal momento che i resti più antichi appartenuti a cani erano stati appunto scoperti in Europa, come dimostrato anche da uno lavoro di due anni fa condotto su uno scheletro di cane di 33.000 anni fa rinvenuto negli anni '70 sui monti Altai siberiani. I reperti analizzati dai ricercatori, effettivamente, sarebbero datati tra i 32.000 e i 19.000 anni fa. All'epoca l'Europa era abitata dai cacciatori-raccoglitori e lo scenario ipotizzato dagli scienziati per spiegare la genesi di questo legame eccezionale vede i lupi comportarsi inizialmente come degli animali spazzini che si aggiravano in prossimità degli insediamenti umani in cerca dei resti delle carcasse di mammut o di altri grossi animali che venivano cacciati e divorati dagli uomini del Paleolitico.

La vicinanza e la reciproca "frequentazione" avrebbero favorito un tipo di domesticazione che può essere definita semplicemente eccezionale: molte altre specie selvatiche hanno sviluppato un rapporto di stretta dipendenza con l'uomo, in particolar modo in seguito alla nascita dell'agricoltura, ma il cane costituisce un caso unico, vista la sua natura di predatore che, all'occorrenza, può divenire anche estremamente aggressivo. Forse in ragione di ciò, possiamo immaginare che il legame tra cane e uomo sia diventato così fuori dalla norma,  con il lupo che, da vecchio cacciatore, diviene un aiutante nella caccia per l'essere umano. Certo, lo studio non è in grado di chiarire un aspetto non secondario, ossia se la domesticazione sia stato un processo nato in un singolo gruppo umano e successivamente estesosi in aree progressivamente più grandi o se, come spesso è accaduto per altri fenomeni, diversi tipi di domesticazione abbiano avuto luogo contemporaneamente e in più punti d'Europa in maniera assolutamente autonoma l'una dall'altra.

L'ostacolo principale per tentare di dirimere la questione è costituito dalla grande mescolanza esistente tra le diverse popolazioni di cani, conseguenza degli stessi spostamenti dei loro padroni: questo elemento complica la visione dei segnali genetici. Inoltre tale difficoltà è acuita dal fatto che spesso molti cani abbiano fatto ritorno al branco di lupi. La soluzione probabile è individuata nella possibilità di condurre nuove analisi anche su altri campioni; inoltre i ricercatori hanno fatto ricorso esclusivamente al DNA mitocondriale, trasmissibile per via materna, che, benché sia sempre ricco di utili informazioni, non costituisce la totalità dei dati ricavabili dal patrimonio genetico. Purtroppo il DNA nucleare, che viceversa si eredita da entrambi i genitori, risulta essere talvolta meno presente in reperti così antichi. Tuttavia gli scienziati confidano in indagini da effettuare su altre ossa che potrebbero ulteriormente aiutare a comprendere i dettagli di quella che è una delle più sincere forme di amicizia ed amore che l'essere umano possa avere la fortuna di conoscere nell'arco della propria esistenza.