Un team di ricercatori dell'Università della California ha scoperto che una stella a circa 200 anni luce dalla Terra ha un'atmosfera ricca di ossigeno, carbonio, idrogeno e soprattutto azoto, i componenti base per la vita. La stella, inquadrata nella costellazione del Boote e tecnicamente conosciuta col nome di WD 1425+540, fu scoperta nel 1974 ed è una nana bianca, ovvero una stella di piccole dimensioni, con scarsa luminosità, una massa poco più grande di quella solare e un'enorme forza gravitazionale. È la prima volta che viene trovato azoto nell'atmosfera di una nana bianca, studiata inizialmente con i telescopi Keck posizionati alle isole Hawaii e successivamente col telescopio spaziale Hubble. “I nostri risultati – ha sottolineato l'autore principale dello studio e docente di astronomia Benjamin Zuckerman – indicano che alcuni dei presupposti importanti per la vita sono comuni nell'universo”.

La fonte di questi detriti risiede nell'impatto con un pianeta minore, la cui composizione chimica era in parte assimilabile a quella dei cosiddetti KBO (Kuiper Belt Objects), oggetti della Fascia di Kuiper, che fondamentalmente sono composti da sostanze volatili come ammoniaca, metano e acqua, gli stessi delle comete. Il pianeta, composto al 70 percento da roccia e al 30 percento da vari elementi allo stato ghiacciato, si sarebbe avvicinato troppo alla nana bianca, probabilmente spinto dalla forza gravitazionale di un pianeta più grande o da un'altra stella. WD 1425+540 lo avrebbe letteralmente disgregato, lasciando i detriti dentro e attorno alla sua atmosfera in maniera non dissimile agli anelli di Saturno.

L'evento, secondo gli autori della ricerca, dovrebbe essere avvenuto in tempi relativamente recenti, circa centomila anni fa. Studiarne le dinamiche potrebbe aiutare gli astronomi a comprendere meglio i meccanismi che hanno originato la vita, dato che in base alle teorie più accreditate, essa sarebbe sbocciata sulla Terra proprio attraverso la collisione di comete e oggetti simili ai KBO, che contengono sostanze fondamentali dell'esistenza biologica. I dettagli dello studio sono stati pubblicati su Astrophysical Journal Letters.

[Illustrazione di NASA]