Un copioso team di ricerca internazionale coordinato da zoologi dell'Università di Oxford (Regno Unito) e dell'Università di Helsinki (Finlandia) ha determinato che, per gli insetti erbivori, il rischio di esser predati non solo è maggiore ai tropici rispetto ad altre parti del mondo, ma che i loro principali ‘nemici' sono i piccoli artropodi e non gli uccelli e i mammiferi. In pratica si è voluto analizzare il tasso di interazione fra specie in base alla latitudine, facendo emergere dettagli affascinanti sul modello predatorio globale.

Per giungere a queste conclusioni, gli studiosi hanno adottato un esperimento bizzarro ma efficace, che ha coinvolto un totale di ben 40 esperti provenienti da 21 distinti Paesi. Il primo passo è stato la creazione di migliaia di bruchi di plastilina, circa 3mila, tutti realizzati nello stesso laboratorio e col medesimo materiale. Dopo la preparazione, i kit con una colla identica per tutti (anche gli odori dovevano essere gli stessi) sono stati spediti ai quattro angoli del globo, e i bruchi sono stati incollati sul fogliame dell'habitat prescelto. L'area analizzata dai ricercatori è stata immensa, dato che sono stati coinvolti 31 siti differenti lungo un gradiente di circa 12mila km, dall'Australia meridionale sino al Circolo Polare Artico.

In un lasso di tempo variabile, dai 4 ai 18 giorni, tutti i bruchi sono stati prelevati e rispediti in Finlandia, dove un'equipe di esperti ne ha analizzato le tracce lasciate dai predatori. I denti di un mammifero, l'apparato buccale di una formica o il becco di un uccello, infatti, lasciano segni facilmente identificabili, e grazie a queste osservazioni è stato possibile risalire ai modelli di predazione di ciascun habitat. Grazie alla notevole biodiversità, era indubbio che ai tropici i bruchi avrebbero subito maggiori attacchi rispetto alle regioni più fredde (con un tasso di 8 a 1 rispetto ai poli), tuttavia ciò che ha sorpreso gli scienziati è stata la maggiore pressione predatoria degli artropodi, che hanno surclassato mammiferi e uccelli.

La scoperta fatta dagli scienziati può avere un notevole impatto sulla comprensione degli equilibri ecologici e sulla conservazione di determinati ecosistemi, dato che insetti erbivori come i bruchi (lo stadio larvale delle farfalle) possono creare immensi danni alla vegetazione, se il loro numero non viene tenuto sotto controllo dai predatori. I dettagli della curiosa ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Science.

[Foto di Università di Oxford]