Analisi condotte sulle supernova di tipo ‘Ia' suggeriscono che il fenomeno dell'espansione accelerata dell'Universo possa essere soltanto apparente e non reale, ridefinendo così il ruolo e l'esistenza della cosiddetta energia oscura. È la conclusione cui sono giunti i ricercatori dell'Università di Canterbury a Christchurch, Nuova Zelanda, un risultato che non mancherà di scatenare aspri dibattiti in ambito accademico. Ma procediamo con ordine.

Le supernovae di tipo ‘Ia' sono supernove – intense esplosioni stellari – prodotte da una specifica famiglia di stelle, le nane bianche, ovvero astri piccoli, poco luminosi e ad elevatissima densità: rappresentano l'ultima fase della vita di stelle simili al nostro Sole. A causa delle loro peculiari e ben definite caratteristiche di luminosità, di queste supernovae è possibile misurarne con precisione la distanza. Proprio studiando questo dettaglio, combinandolo con la misura del cosiddetto ‘spostamento verso il rosso' (redshift, un aumento della lunghezza d'onda), nel 1998 tre studiosi hanno potuto determinare l'espansione accelerata dell'Universo. Una vera e propria sorpresa in astrofisica, dato che si pensava a una decelerazione dell'espansione a causa della forza di gravità. La ricerca è valsa il premio nobel per la Fisica nel 2011 a Saul Perlmutter, Brian P. Schmidt e Adam Riess.

Per spiegare questa accelerazione, nei modelli di fisica teorica è necessario introdurre il concetto di energia oscura (dark energy) una forza misteriosa – così chiamata perché ancora non direttamente rilevata – che compone il circa il 70 percento della massa energia dell'intero Universo (assieme alla materia oscura ne compone il 95 percento, la quasi totalità). Attualmente il modello di riferimento per gli astrofisici è il cosiddetto “modello cosmologico standard” ΛCDM, dove Λ sta per energia oscura e CDM per Cold Dark Matter, ovvero la materia oscura.

A questo modello gli studiosi neozelandesi ne hanno contrapposto un altro chiamato “cosmologia timescape”, nel quale non è prevista la presenza di energia oscura. Senza entrare nei complessi concetti astrofisici, gli studiosi coordinati dal professor David Wiltshire sfruttando dati raccolti da supernovae di tipo Ia hanno dimostrato che il loro modello, sotto il profilo statistico, propone risultati del tutto in linea con quelli ottenibili dal modello standard, ma senza aggiungere l'ingrediente dell'energia oscura. Ciò suggerisce che l'espansione accelerata potrebbe essere un fenomeno soltanto apparente. I dettagli della controversa ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.

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