Tra le cosiddette specie alloctone italiane, ovvero quelle introdotte nel nostro territorio dall'esterno e dunque non facenti parte del tessuto ecologico originario, la nutria (Myocastor coypus) è probabilmente quella balzata più spesso agli onori della cronaca degli ultimi anni. Trasformata dall'uomo in una delle 100 specie più invasive del pianeta, come indica l'autorevole ‘Lista Rossa' dell'Unione Mondiale per la Conservazione della Natura (IUCN), si ritiene che sia responsabile di danni alle colture e in taluni casi persino del dissesto idrogeologico, nutrendosi della vegetazione acquatica dei corsi e dei bacini nei quali trascorre la maggior parte del tempo. Questo grosso roditore ha infatti abitudini semiacquatiche e non di rado è possibile osservarlo mentre nuota liberamente. Nonostante siano innegabili i problemi generati in alcune parti d'Italia, sfociati in (fallimentari) processi di eradicazione, attorno a questo animale si è creata un'aura di negativismo eccessivo, come indicano anche alcuni veterinari ed ecologisti.

Non è un topo.

Se vivete in una zona dove sono presenti le nutrie, molto probabilmente avrete sentito osservazioni del tipo “guardate quel topo in acqua, è gigantesco!”. La nutria, pur essendo un roditore, è in realtà una sorta di piccolo castoro, e non a caso è conosciuta anche col nome di castorino. Si tratta di un animale originario delle aree subtropicali e temperate del Sud America, dove tuttavia tra la fine del XIX e l'inizio del XX è stato quasi totalmente sterminato. Non per ragioni di invasività, ma per la sua preziosa pelliccia. È proprio per essa che l'uomo ha iniziato ad allevare la specie in giro per il mondo, e tra animali fuggiti e liberati volontariamente ha iniziato a diffondersi in numerosissimi paesi, Italia compresa. Nell'habitat originale le popolazioni erano tenute sotto controllo dai predatori locali, come i giaguari, mentre altrove ha potuto moltiplicarsi indisturbata proprio a causa della loro assenza.

In questo scatto si possono osservare i caratteristici denti arancioniin foto: In questo scatto si possono osservare i caratteristici denti arancioni

Aspetto e comportamento.

Pur essendo un ‘castorino', la nutria è comunque un roditore di grosse dimensioni. Compresa la coda un maschio può arrivare infatti a un metro di lunghezza per ben 17 chilogrammi di peso, benché le medie siano decisamente più basse. Hanno un corpo molto robusto e una testa grossa, dove è possibile osservare una delle caratteristiche anatomiche più peculiari, ovvero i grossi denti di color arancio brillante. Solitamente si tratta di una specie notturna e crepuscolare, ma nei mesi freddi è facile poterla osservare anche di giorno. Si nutre principalmente di piante acquatiche e predilige le parti bulbose e carnose come i rizomi e le radici, ed è talmente vorace che può far letteralmente sparire la vegetazione dal bacino occupato. Si rifugia spesso nelle tane scavate da altri animali, ma può costruire intricate reti di tunnel nel caso il terreno lo consentisse. Le nutrie vivono in piccoli gruppi composti principalmente da femmine, mentre i maschi preferiscono una vita più solitaria. Le lotte per la conquista delle femmine possono essere piuttosto cruente e talvolta gli esiti sono mortali; anche il corteggiamento può sfociare in alcuni comportamenti aggressivi.

Ciclo riproduttivo e longevità.

Le nutrie possono riprodursi nell'arco dell'intero anno, tuttavia, in base al territorio ‘colonizzato' e ad altre condizioni, come disponibilità alimentari, malattie, presenza di predatori e clima, sviluppano specifici cicli riproduttivi. Il periodo di gestazione è piuttosto lungo e va dai 127 ai 139 giorni, mentre le cucciolate sono di solito composte dai 3 ai 6 piccoli, sebbene il range possa essere molto più ampio, ovvero da 1 a 13 cuccioli. Le femmine sono poliestre e possono partorire anche 2 o 3 volte all'anno. Alla nascita i cuccioli pesano solo 100 grammi e possono sopravvivere lontani dalla madre già a 5 giorni dal parto, ma generalmente le famiglie restano legate per 6-10 settimane. Le giovani nutrie raggiungono la maturità sessuale piuttosto precocemente, ovvero entro i 6 mesi, mentre la longevità in media è di 6 anni. In cattività l'aspettativa di vita può arrivare sino a 10.

Perché è una specie invasiva e dannosa.

Le specie alloctone, ovvero quelle introdotte per errore o volontariamente in un nuovo ambiente, possono avere un impatto sensibile sugli equilibri ecologici preesistenti, danneggiando in varia misura fauna e flora autoctone, sia direttamente che indirettamente. La nutria, come già indicato, è ritenuta una delle cento specie più invasive al mondo e a causa del grande appetito rappresenta un problema soprattutto per il settore agricolo. In Italia del nord sono state approvate campagne di ‘eradicazione' (cattura ed eliminazione degli animali con il gas), ma senza ottenere riscontri positivi. In alcuni comuni è stato chiesto di poter avviare vere e proprie battute di caccia, ma non mancano anche soluzioni incruente, come il piazzamento di reti o il rilascio di prodotti naturali in grado di tenere lontane le nutrie da orti e colture. Per alcuni veterinari ed ecologisti una delle soluzioni più efficaci potrebbe essere quella della sterilizzazione, meno dispendiosa delle campagne di sterminio (costose, crudeli e inefficaci). Nonostante la cattiva fama, in base alle analisi condotte dagli istituti zooprofilattici la nutria non è portatrice primaria di malattie, non è aggressiva verso l'uomo e potrebbe essere equiparata a un grosso coniglio selvatico.

[Foto di Andrea Centini]