Se qualche settimana fa una ricerca inglese aveva avanzato dei dubbi e dimostrato grazie a dei volontari come l'effetto del caffè sul sonno fosse tutto frutto della suggestione e, dunque, nella bevanda non si celava alcun potente mezzo capace di tenerci svegli, dall'Università di Harvard, questa volta, giunge una notizia interessante che, se non contrasta con la precedente, quanto meno dovrà essere analizzata con la dovuta attenzione.

Nell'ambito della ricerca intitolata Nurses Health Study, le 50 000 infermiere partecipanti sono state seguite nei loro comportamenti per una decina di anni; di queste, 2600 hanno sviluppato una depressione durante l'arco di tempo tenuto sotto controllo. Si è trattato di uno dei più grandi studi mai condotti in tutti gli Stati Uniti sulla salute delle donne, i cui risultati sono stati pubblicati la settimana scorsa su Archive of International Medicine. Quello che ne è emerso sembrerebbe essere un possibile effetto preventivo della caffeina nei confronti della depressione, sebbene gli stessi autori della scoperta invitino alla cautela, prima di giungere a conclusioni definitive: per adesso, infatti, il solo dato accertato è quello statistico.

Statistiche assolutamente a favore della aromatica bevanda di cui noi italiani riteniamo di detenere i segreti, sebbene venga gustata praticamente in qualunque parte del mondo. Infatti, i ricercatori hanno constato che rispetto alle donne che non prendono caffè, o che comunque non superano la soglia della tazzina a settimana, la probabilità di ammalarsi di depressione per coloro che invece ne consumano due o tre al giorno, scendeva del 15% e, addirittura, del 20% per le bevitrici più accanite, che arrivano a sorbirne quattro tazze.

Insomma, possibile che ci sia un legame tra i due elementi? Possibile, ma, naturalmente, tutto dovrà ancora essere confermato o, nel caso, smentito. Del resto, non si può negare come la depressione sia una malattia estremamente diffusa, soprattutto nel mondo occidentale, e come, parimenti, lo stesso caffè venga ampiamente consumato a tutte le latiduini: probabile, dunque, che due dati del genere si trovino ad incrociarsi in una ricerca, ci sia una correlazione tra essi o meno. La conclusione insomma, potrebbe essere, con le parole di Albert Ascherio, coautore dello studio e docente di epidemiologia e nutrizione presso la Harvard School of Public Health, «Non dico che siamo sulla strada per trovare un nuovo modo per prevenire la depressione, ma penso che possiate essere rassicurati, se siete bevitori di caffè, che potrebbero esserci dei risvolti positivi». Forse sì, forse no, in fondo, si sa, la depressione non si può ricondurre ad un unico fattore, resta ancora qualcosa di inafferrabile ed incomprensibile, purtroppo.