in foto: Antibiotico resistenza e allevamenti

C'è una minaccia per la salute pubblica che forse pochi di noi prendono in considerazione: la resistenza antimicrobica che consiste appunto nella resistenza che il nostro corpo fa agli antibiotici e che comporta ogni anno migliaia di vittime. Dopo decine di anni passate ad imbottirci di antibiotici, adesso rischiamo di morire di infezioni comuni e lievi ferite poiché si sono sviluppati ceppi di batteri resistenti ormai difficili da trattare. L'hanno battezzata “l'era post-antibiotici” e, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità non deve essere più considerata una fantasia apocalittica, ma una triste realtà.

Come spiegato dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e il Centro Europea per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie (Ecdc), l'essere umano oggi è resistente agli antibiotici che dovrebbero curare batteri come la Salmonella enterica (S. Typhimurium.), così come lo Staphylococcus aureus e meticillina, l'Escherichia Coli e le cefalosporine, Klebsiella pneumoniae e i carbapenemi. Questo implica un forte rischio per nostra salute, ci basti pensare che lo Staphylococcus aureus può causare infezioni ai tessuti molli, alla pelle, alle ossa e al sangue.

Ma non è tutto. A renderci resistenti ai farmaci non è solo l'abuso domestico che ne facciamo, ma anche l'eccessiva somministrazione prevista negli allevamenti degli animali di cui ci nutriamo. Per capirci, agli animali degli allevamenti vengono somministrati antimicrobici per curare eventuali malattie o infezioni, una pratica questa che, nel tempo, ha contribuito alla farmaco resistenza, visto che indirettamente anche noi ci nutriamo dei farmaci a loro prescritti.

In uno studio pubblicato su Pnas e intitolatoGlobal trends in antimicrobial use in food animals”, viene mostrata la prima mappa mondiale del consumo di antibiotici tra gli animali che si aggira a circa 63 mila tonnellate all'anno, una quantità che, secondo i ricercatori, aumenterà del 67% entro il 2030 vista la constante crescita la domanda di prodotti di origine animale da parte dei consumatori.

Si tratta di un dato allarmante che si aggiunge alla già citata preoccupazione da parte dell'OMS, ma cosa possiamo fare per ridurre la resistenza agli antibiotici? L'Organizzazione Mondiale della Sanità, si consiglia di

  1. lavarsi le mani
  2. evitare di restare troppo in contatto con persone malate che potrebbero trasmetterci batteri o virus infettivi
  3. utilizzare contraccettivi come il preservativo
  4. vaccinarsi e aggiornare le vaccinazioni
  5. utilizzare antibiotici e antimicrobici sono se strettamente necessari e prescritti dal medico
  6. seguire l'intero iter del trattamento, anche quando ci sentiamo meglio