giannigolfera

Nel mondo da incubo descritto da Ray Bradbury nel celeberrimo romanzo Fahrenheit 451 (portato al cinema da François Truffaut), i pompieri invece di spegnere gli incendi bruciano i libri. Il protagonista, lettore impenitente, sarà alla fine costretto a riparare presso una comunità clandestina di uomini-libro, ciascuno dei quali ha mandato a memoria il proprio libro preferito e lo racconta agli altri. Poca roba rispetto a quanto dichiara Gianni Golfera, romagnolo, classe 1977, che da tanti anni sostiene di essere riuscito a mandare a memoria 261 libri, parola per parola. Quali esattamente non si sa, né ci sono prove di questa sua straordinaria capacità che non avrebbe pari al mondo. Ma Gianni Golfera è un mnemonista, un uomo che dichiara di essersi impadronito delle più raffinate tecniche di memorizzazione, senza nessuna predisposizione particolare. Per questo, ha messo le sue capacità al servizio della gente, pubblicando libri ma soprattutto tenendo continuamente corsi in cui svela i segreti della sua tecnica. A questi corsi potrete incontrate le persone più disparate: medici, avvocati, parlamentari, ma anche gente comune, di qualsiasi tipo. L’importante è che abbiano a disposizione fino a 1.000 euro: perché i prezzi dei corsi arrivano anche a queste cifre.

Golfera: mnemonista o illusionista?

Non c’è da stupirsi se allora su Golfera sia caduta l’ombra del sospetto di truffa. Un’ombra che ha assunto consistenza nel corso dell’ultimo anno, quando il suo metodo mnemonico è stato sottoposto al vaglio di Striscia la notizia e poi del CICAP, il celebre Comitato per il controllo delle affermazioni sul paranormale, che ai ‘trucchi’ di Golfera ha dedicato un articolo sulla sua rivista Query.

Dopo un’apparizione al programma televisivo condotto da Paolo Bonolis Il senso della vita, in cui aveva dimostrato la sua abilità di mandare a memoria tutte le carte di un mazzo francese dopo averle viste per pochi istanti e indovinandole in sequenza con gli occhi bendati, l’inviato di Striscia la notizia Moreno Morello fece irruzione durante un corso di Golfera, invitandolo a ripetere l’esperimento. E qui, sotto gli occhi perplessi dei corsisti, Morello svelava che il mazzo era truccato, perché sul dorso di ciascuna carta un segno indicava chiaramente il numero e il seme, cosicché da sotto la benda il mnemonista potesse facilmente riconoscere la carta che aveva in mano. Imbarazzo, insulti, poi una denuncia contro Morello, che avrebbe fornito a Golfera un mazzo appositamente taroccato.

D’altro canto, la rivista Query si è spinta oltre, rivelando che la capacità di Golfera di risolvere a occhi chiusi il cubo di Rubik altro non è che un vecchio trucco, e gettando ulteriori dubbi sulla sua serietà, citando un’occasione in cui il giovane romagnolo si dichiarò capace di piegare un cucchiaio con la mente, un altro trucco da illusionista.

Eppure, le capacità di Gianni Golfera sono state verificate da un’équipe di neurologi dell’Università Vita e Pensiero San Raffaele di Milano, accettate da molti scienziati, divulgate su prestigiose riviste come Le Scienze e persino da un programma come Quark, dove Golfera fu invitato in una puntata nello studio di Piero Angela. Chi è quindi Gianni Golfera? Un uomo dalla memoria eccezionale o un illusionista? E il suo metodo è davvero capace di realizzare miracoli?

Le basi biologiche della memoria

Anche se molti studiosi, e lo stesso Golfera, sostengono il contrario, è molto probabile che le sue indubbie capacità mnemoniche derivino da una predisposizione genetica. Egli stesso ha ricordato che sia il padre che il nonno possedevano capacità di memoria fuori dal comune. La memoria, certo, non risiede solo nella genetica, come vedremo. Ma è indubbio che vi sia una predisposizione biologica. Se Golfera sostiene il contrario è perché, naturalmente, non avrebbe senso invitare la gente ai suoi corsi se tutto fosse solo questione di geni; mentre diversi psichiatri e psicologi, impegnati da tempo nella lunga disputa tra mente e cervello che risale perlomeno a Cartesio, si schierano dalla parte di Golfera sostenendo che la memoria non ha una base biologica.

cervello

Tuttavia, la ricerca ha individuato da diversi anni due proteine, CREB1 e CREB2, rispettivamente facilitatore e inibitore di memoria. Queste proteine interagiscono con alcune sequenze del DNA chiamate CRE presenti in determinati geni. Il risultato è la crescita e la nuova formazione di connessioni sinaptiche tra i neuroni, che favoriscono la memoria a lungo termine. Quando siamo impegnati in un grosso sforzo neuronale, come per la preparazione di un esame, i neuroni devono rafforzare le sinapsi, cioè i collegamenti tra i diversi neuroni: per farlo, è necessario stimolare la sintesi delle proteine, che vengono “svegliate” attraverso l’invio di un segnale, un enzima noto come MAPK. Altri enzimi, invece, sono responsabili della perdita della memoria: l’ACHE e il BUCHE, per esempio, collegati all’insorgere del morbo di Alzheimer.

Non solo: diversi esperimenti hanno dimostrato l’esistenza di basi biologiche della memoria. Nel 1953 l’asportazione, a un paziente affetto da una grave forma di epilessia, dell’ippocampo e delle aree limitrofe del lobo temporale, pur garantendo un notevole miglioramento dell’epilessia comportò la perdita della capacità di sviluppare una nuova memoria a lungo termine. Il paziente ricordava tutto ciò che aveva appreso prima dell’operazione, ma dopo non aveva più la capacità di memorizzare ricordi per più di un certo tempo, dimostrando di riuscire a utilizzare solo la memoria a breve termine.

Oggi gli scienziati ritengono che l’ippocampo sia deputato alla formazione della memoria a lungo termine, che poi “traslocherebbe” nella corteccia cerebrale: perdendo l’ippocampo, i ricordi già immagazzinati nella corteccia restano, ma non se ne possono produrre di nuovi. Ciò dimostra che la biologia e la genetica mantengono comunque un ruolo rilevante nell’ambito della memoria: chiunque può imparare una poesia, le nozioni basilari di diversi libri, una lunga sequenza di numeri, e ricordarla anche per tutta la vita. Ma esiste una predisposizione genetica che garantisce, in alcuni individui, una memoria superiore.

La memoria a breve termine

Pertanto, il metodo Golfera può garantire risultati anche rilevanti, ma in nessun caso può portare chi lo usa a raggiungere gli stessi livelli del ‘maestro’. Del resto, introducendo i suoi corsi, Gianni Golfera fa alcuni esempi di casi in cui la memoria sembra tradirci: dimenticare il nome di una persona appena incontrata, vuoti di memoria improvvisi durante un esame o al lavoro, uno studio intenso non ricompensato da buoni risultati in termini di apprendimento. Ma Golfera qui fa riferimento a un solo tipo di memoria, quella a breve termine. Esistono infatti tre diversi tipi di memoria: quella a breve termine, quella “di lavoro”, e quella a lungo termine. La memoria di lavoro è quella che ci permette di ricordare come guidare una macchina o lavarci i denti e che alla lunga trasforma questi compiti in azioni che effettuiamo quasi inconsciamente.

Gli esempi che troviamo sul sito di Golfera sono tutti di memoria a breve termine. La stragrande maggioranza della gente dimentica subito il nome di una persona che si è appena presentata; e tutti noi abbiamo sperimentato la difficoltà di preparare un esame alle superiori o all’università, a causa del gran numero di nozioni da memorizzare. Quanti ricordano tutto quello che sapevano all’esame di maturità o in un esame universitario sostenuto più di un anno fa? Praticamente nessuno. E ciò perché in tutti questi casi facciamo ricorso a una memoria a breve termine. Golfera fa lo stesso. Anche se lui possiede, a quanto sembra, una solida memoria a lungo termine, non insegna a irrobustire quel tipo particolare di capacità, ma solo quella a breve termine.

scacchi

Farlo non è difficile. Esistono metodi, come quello di Gianni Golfera, che vengono utilizzati da secoli. Egli stesso ha confessato di averli appresi leggendo il noto trattato di Giordano Bruno L’arte della memoria. È il cosiddetto “metodo dei loci” (=luoghi), già impiegato al tempo degli antichi Greci e reso noto dalle capacità oratorie di Cicerone in epoca latina. Il metodo consiste nell'associare ogni parola di un discorso, di una pagina, di una poesia da imparare a un oggetto specifico situato lungo un percorso conosciuto. Per esempio, ognuno di noi ricorda abbastanza bene la “mappa” della propria casa, con la disposizione dei diversi mobili e oggetti. Associando a ognuno di loro, mentalmente, un elemento da ricordare, di solito una parola o anche un numero, per ricordare tutte le parole o i numeri in fila basta seguire la mappa, ossia ricostruire la disposizione degli oggetti nella nostra casa a cui abbiamo associato i diversi elementi. All’inizio è un po’ difficile, ma una volta imparata a memoria la mappa il gioco diventa semplice. L’esercizio costante permette di utilizzare questo metodo con profitto in diversi occasioni in cui dobbiamo sfruttare la memoria a breve termine. È quel che Golfera fa nei suoi corsi, stupendo i suoi corsisti con la capacità che regala loro di riuscire a imparare lunghe pagine di un libro o lunghe sequenze di numeri o immagini.

Che Gianni Golfera imbrogli o meno nel suo gioco della carte, poco importa. Forse si facilita con un mazzo truccato, forse ricorda davvero tutte le carte. Il punto è un altro: chiunque di noi, con un buon allenamento, può riuscirci. Basta leggere un buon libro sul “metodo dei loci”, assai più economico di un corso del “metodo Golfera”. Ma rassegniamoci: siamo lontani dalla soluzione che ci permetterà di godere di una prodigiosa memoria a lungo termine. Quindi, bando a tutti quei luoghi comuni riguardo la capacità di memorizzare durante il sonno, pillole miracolose che i giovani universitari a volte assumono durante la preparazione di un esame, o la famosa leggenda per cui useremmo solo il 10% del cervello. Sfortunatamente per noi, utilizziamo tutto quel che possiamo della nostra materia grigia; se vi pare poco, è perché il cervello ha bisogno di esercizio. Dunque, se c’è una cosa che il metodo Golfera insegna, è che la nostra memoria può fare grandi cose, se esercitata. Anche un po’ di parole crociate ogni tanto: i metodi dei nonni, a volte, fanno miracoli, e sono anche economici…