Il mistero del déjà vu è stato finalmente risolto, o per lo meno questo è ciò che si spera. Secondo gli scienziati britannici della University of St Andrews, la sensazione di rivivere un momento che abbiamo già vissuto non è altro che un errore della memoria che ci salta in mente nel momento in cui il nostro cervello sta controllando se ci siano differenze tra ciò che stiamo vivendo e ciò che invece pensiamo di aver vissuto. Insomma, il déjà vu non sarebbe un falso ricordo, come ipotizzato in passato, ma il risultato di una verifica dei ricordi stessi effettuata dal cervello.

Per giungere a questa conclusione, che rende il déjà vu molto più interessante rispetto alle ipotesi precedenti, i ricercatori hanno indagato l'attivazione cerebrale di un gruppo di 21 persone nelle quali è stato instaurato artificialmente il meccanismo dei falsi ricordi: come? Gli scienziati hanno comunicato ai partecipanti una lista di parole collegate tra loro, come letto, cuscino, notte, sogno, ma non hanno utilizzato il termine “dormire” che le collega tra loro. Successivamente i ricercatori hanno chiesto alle persone se avessero sentito una parola che iniziasse con la lettera “d”, e tutte hanno risposto di no, eppure tra le parole che si ricordavano di aver sentito i partecipanti hanno inserito anche “dormire”.

Osservando la risonanza magnetica funzionale effettuata durante i test, gli scienziati si sono accorti che, diversamente da quanto ci si potesse aspettare, non era l'ippocampo (area implicata nei meccanismi della memoria) ad attivarsi, ma il lobo frontale coinvolto nei processi decisionali. Secondo i ricercatori, questa regione del cervello, nel caso del déjà vu, controlla attraverso le varie memorie e manda un segnale se trova qualche errore.

In conclusione, il déjà vu potrebbe essere il segno che i meccanismi della nostra memoria funzionano bene e che più difficilmente ci dimentichiamo gli eventi vissuti. Ad essere più soggetti ai déjà vu sono i giovani, che hanno una memoria meno deteriorata rispetto agli adulti o anziani.

[Foto copertina di phsymyst]