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Le 10 scoperte scientifiche del 2011

Tempo di bilanci anche per la scienza, che in questo 2011 ha celebrato alcuni importantissimi risultati: dalla fisica all’astronomia, dalla medicina alla paleontologia, ecco tutte le scoperte più importanti dell’anno.
A cura di Roberto Paura
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Tradizione di ogni rivista scientifica, recentemente sbarcata anche sui quotidiani generalisti, la classifica delle 10 scoperte dell’anno è una buona occasione per riepilogare cosa la scienza è riuscita a realizzare nell’anno che sta per finire. Naturalmente, dieci scoperte sono poche rispetto agli enormi avanzamenti che la scienza realizza ogni anno: nella maggior parte dei casi si tratta di scoperte e innovazioni che passano sotto silenzio, realizzate da tenaci équipe di ricerca nelle università, nei centri pubblici e privati di ricerca, negli ospedali. Gli scienziati che portano a termine questi lavori si accontentano di un ristretto riconoscimento nei circoli accademici e sulle riviste scientifiche, e raramente hanno l’occasione di conquistare una pagina di qualche grande giornale. Sono loro, gli scienziati di ogni giorno, che si barcamenano alle prese con tagli di fondi e difficoltà di ogni sorta, i veri eroi della ricerca scientifica. Forse, la scoperta del prossimo anno è già stata realizzata da qualcuno di loro.

1 – I neutrini più veloci della luce

Senza dubbio è la scoperta del 2011. Ne hanno parlato tutti, spesso a sproposito, segno però che l’interesse suscitato dai rilevamenti dell’esperimento Opera – portato a termine dalle équipe dei laboratori INFN del Gran Sasso e del CERN di Ginevra – è stato enorme. I neutrini sembrano viaggiare più veloci dei fotoni, fino a oggi considerate dalla relatività di Einstein le particelle più veloci dell’universo, tali da costituire un limite invalicabile, quello della velocità-luce. La scoperta sembra affidabile, ma prima di confermarla in via definitiva sarà necessario attendere un paio di anni, il tempo cioè di ripetere l’esperimento negli Stati Uniti e in Giappone. Ma, se confermata, sarebbe forse la scoperta del secolo: capace, cioè, di rimettere in discussione tutti i paradigmi della fisica relativistica finora noti, aprendo nuovi e imprevedibili scenari per la comprensione dell’universo.

La scoperta: https://www.fanpage.it/i-neutrini-piu-veloci-della-luce-superata-la-teoria-della-relativita/

Le conseguenze per la fisica: https://www.fanpage.it/che-succede-se-la-velocita-della-luce-non-e-piu-quella-di-una-volta/

Le ultime novità: https://www.fanpage.it/quei-neutrini-che-fanno-litigare-gli-scienziati/

2 – I farmaci antiretrovirali fermano il contagio dell’AIDS

L’epidemia di AIDS, per fortuna rallentata negli ultimi anni grazie a imponenti campagne di prevenzione, può essere vicina alla fine. Dall’America giunge la scoperta che la terapia antiretrovirale ad elevata attività, già comunemente impiegata nei paesi sviluppati, può non solo migliorare la vita del paziente, ma diminuire la possibilità del contagio ad altri esseri umani del 96%. In tal modo, il virus potrebbe cessare la sua diffusione nell’arco di pochi decenni. Ma è necessario che i farmaci vengano somministrati subito dopo l’infezione, e non dopo che la malattia inizia a manifestarsi: per farlo, sarà necessario aumentare enormemente le misure di controllo e prevenzione del virus, soprattutto nei paesi meno sviluppati.

La scoperta: https://www.fanpage.it/negli-usa-si-scopre-come-fermare-il-contagio-da-aids-in-italia-non-si-donano-piu-soldi-al-fondo/

3 – Le cellule umane possono tornare giovani

In prospettiva, potrebbe davvero essere la scoperta del secolo. A livello teorico, era già una certezza coltivata da molti; ma ora un’équipe dell’Istituto di genomica dell’Università di Montpellier è riuscita a riportare indietro l’orologio biologico di cellule molto vecchie, appartenenti a persone tra i 75 e i 101 anni di età. Le cellule possono essere “riprogrammate” per tornare allo stadio embrionale, che le rende cellule staminali, capaci cioè di diventare qualsiasi tipo di cellula sia necessaria all’organismo. Si lavorerà ora per riuscire a impiantare queste cellule riprogrammate – coltivate in laboratorio dopo l’estrazione – negli organismi umani di appartenenza, e come controllarne la moltiplicazione e la differenziazione. In futuro, questo potrebbe essere il metodo adatto per debellare malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer e addirittura per donare una lunghissima giovinezza all’umanità.

I risultati: https://www.fanpage.it/l-invecchiamento-diventa-un-processo-reversibile-dalla-francia-un-metodo-per-riprogrammare-le-cellule-a-stadio-embrionale/

Le conseguenze: https://www.fanpage.it/a-un-passo-dall-immortalita-come-la-scienza-potrebbe-scoprire-l-elisir-di-lunga-vita/

4 – Le prime tracce del bosone di Higgs

In un’attesissima conferenza agli inizi di dicembre, al CERN di Ginevra è stato annunciato che il bosone di Higgs forse esiste davvero. L’elusiva “particella di Dio” ha fornito possibili tracce della sua presenza all’interno dell’acceleratore LHC entrato in funzione nel 2010, e ora si attenderà la fine del 2012 per stabilire in via definitiva la sua esistenza. Il bosone di Higgs è “l’anello mancante” del modello standard della fisica, che spiega l’origine di tutta la materia nota nell’universo. Il bosone sarebbe responsabile delle diverse masse di ciascuna particella e la sua esistenza avvicinerebbe i fisici a quella “Teoria del Tutto” la cui ricerca è iniziata con Einstein, e sarebbe capace di spiegare tutto ciò che esiste.

L'annuncio: https://www.fanpage.it/il-cern-annuncia-l-esistenza-della-particella-di-dio-nel-2012-la-prova-finale/

5 – La proteina che blocca la crescita del tumore

Tra le tantissime notizie che ogni anno riempiono di speranza milioni di malati di cancro in tutto il mondo e i loro familiari, nel 2011 la scoperta più importante potrebbe essere quella della periostina, una proteina responsabile della diffusione del tumore nell’organismo. Autori della scoperta, pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature, i ricercatori della Fondazione Isrec di Losanna. Non si tratta della vera e propria cura del cancro, ma di un modo per impedire alle cellule tumorali di diffondersi originando le letali metastasi. Sperimentazioni sui topi di laboratorio hanno prodotto risultati incoraggianti, con la scomparsa delle metastasi in cambio di effetti collaterali molto blandi e transitori. Ora si lavorerà per verificare la possibilità di applicare la scoperta agli esseri umani.

I risultati della sperimentazione: https://www.fanpage.it/tumori-individuata-la-proteina-responsabile-della-diffusione-delle-metastasi/

6 – Le comete seminatrici di vita

Quest’anno diverse scoperte hanno consolidato la vecchi tesi, un tempo minoritaria, della panspermia, secondo la quale i mattoni della vita sarebbero giunti sulla Terra dal cielo a bordo di comete e meteoriti. Ora, il telescopio spaziale americano Spitzer ha individuato a 60 milioni di anni luce tracce indirette di una tempesta di comete che starebbe seminando la vita sui mondi lontani di un sistema solare. La scoperta dimostrerebbe che il fenomeno della panspermia è comune in tutto l’universo, aumentando le chance che in altri sistemi solari si siano sviluppate forme di vita.

La scoperta: https://www.fanpage.it/a-60-anni-luce-dalla-terra-le-comete-stanno-seminando-la-vita/

7 – Kepler 22-B, il pianeta più simile alla Terra

Il telescopio spaziale della NASA, Kepler, impegnato nel censimento di numerosi pianeti extrasolari, ossia pianeti orbitanti intorno ad altre stelle della galassia, ha realizzato quest'anno scoperte sorprendenti. E' solo questione di tempo prima che venga annunciata la scoperta del "gemello della Terra", un pianeta cioè che si trovi nella fascia abitabile intorno a un sole simile al nostro, di dimensioni simili alla Terra e con acqua allo stadio liquido. Ma tra i candidati più promettenti c'è Kepler 22-B, a 600 anni luce da noi, sul quale si concentreranno future analisi ed osservazioni.

Il pianeta dell'anno: https://www.fanpage.it/il-nostro-pianeta-gemello/

8 – Australophitecus sediba, il nuovo anello mancante

Le tante scoperte paleontologiche che riguardano i nostri antenati riescono difficilmente a raggiungere le prime pagine dei giornali senza far ricorso all’abusata metafora dell’anello mancante, quel fossile cioè la cui scoperta dimostrerebbe il passaggio diretto dalle scimmie antropomorfe ai primi esseri umani. È la volta, quest’anno, dell’Australophitecus sediba, il cui scheletro è stato scoperto in Sudafrica dai ricercatori dell’Università del Witwatesrand. Gli autori della scoperta, pubblicata su Science, sostengono che il nuovo ominide fosse più simile ai primi esemplari della specie Homo dei precedenti scheletri di australopitechi individuati sempre in Africa, tra cui la celebre “Lucy”, datata 3 milioni di anni fa. L’Australophitecus sediba è vissuto invece 2 milioni di anni fa, epoca in cui potrebbe allora essere datata la comparsa dei primi Uomini.

Video e foto del nostro antenato: https://www.fanpage.it/l-antenato-piu-vicino-all-uomo-e-un-ominide-di-due-milioni-di-anni-fa-video/

9 – Il cervello umano vicino al limite

Ha fatto discutere gli scienziati di mezzo mondo la tesi del professor Simon Laughlin, neurobiologo all’Università di Cambridge, secondo la quale l’evoluzione del cervello umano sarebbe giunta al capolinea. Secondo Laughlin, la miniaturizzazione degli assoni – che trasportano i segnali elettrici tra i neuroni – non può procedere oltre nel suo percorso evolutivo: riducendosi ancora di più, i segnali elettrici cozzerebbero con effetti prodotti dalla fisica quantistica rendendo instabile lo scambio dei segnali sinaptici. E la miniaturizzazione, in effetti, è l’unica carta che l’evoluzione può giocare, visto che di aumentare la dimensione del cervello non se ne parla: già oggi, gli esseri umani sono gli animali che fanno più fatica a uscire dall’utero materno, proprio a causa della scatola cranica ipersviluppata. Soluzioni? Forse una rete di cervelli, così come Internet mette insieme le capacità di calcolo di milioni di computer.

La tesi: https://www.fanpage.it/il-cervello-umano-e-arrivato-al-capolinea-una-ricerca-dice-di-si/

10 – Prove di accoppiamenti tra Neanderthal e Sapiens

Negli ultimi anni la tesi che gli Uomini di Neanderthal, totalmente estintisi, e i Sapiens loro contemporanei si fossero incrociati, ha acquistato ampio credito nella comunità scientifica, grazie alla decodifica del genoma umano, che possiede tracce del DNA dei Neanderthal. Quest’anno è stato invece possibile dimostrare che i primi aborigeni australiani giunsero in Australia dall’Africa nel corso di una lunga migrazione che li portò a incrociarsi non solo con i Neanderthal, ma anche con i misteriosi uomini di Denisova, i cui scheletri sono stati individuati in Siberia ma anche in aree più centrali dell’Asia e nell’Europa dell’Est. I Denisova vissero 40.000 anni fa per poi estinguersi. Forse, incroci genetici tra le diverse specie umane hanno prodotto l’attuale Homo Sapiens Sapiens.

La scoperta: https://www.fanpage.it/gli-aborigeni-australiani-sono-gli-uomini-piu-antichi-lo-dice-il-dna/

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