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I neuroni ‘routine’ pensano al posto nostro: cosa succede nel cervello quando laviamo i denti

Lavarsi i denti è un’azione abitudinaria, ma cosa succede nel nostro cervello nel frattempo? I ricercatori hanno scoperto i neuroni ‘routine’ e i loro antagonisti.
A cura di Zeina Ayache
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Lavarsi i denti
Lavarsi i denti

Nel nostro cervello ci sono dei neuroni che avvisano quando stiamo per iniziare e quando abbiamo finito di compiere un'azione abitudinaria come, ad esempio, lavarci i denti. I neuroni ‘routine' infatti, scoperti dal Massachusetts Institute of Technology, sono fondamentali per aggiornare il nostro cervello sulle azioni automatizzate.

Lo studio. Per giungere a queste conclusioni i ricercatori hanno insegnato ad un gruppo di topi di premere due leve secondo una particolare sequenza per ricevere del cibo. Osservando il loro cervello nel corso delle settimana, i ricercatori hanno notato che all'interno dello striato si accendevano e spegnavano alcuni neuroni.

I neuroni ‘routine'. Dai dati raccolti è emerso che questi neuroni si accendevano all'inizio di un'azione abitudinaria per poi diventare ‘silenziosi' durante l'azione stessa e riaccendersi alla sua fine.

Cosa succede dentro una routine. I ricercatori ci spiegano che per quanto per noi un'azione quotidiana sia considerata singola, in realtà debba essere scomposta nelle singole attività che la portano a compimento: quindi quando ci laviamo i denti prima prendiamo lo spazzolino, poi il dentifricio che apriamo e stendiamo sullo spazzolino e infine l'azione di spazzolarci i denti: i neuroni ‘routine' restano latenti lungo tutta l'azione completa, si attivano solo all'inizio e alla fine per avvertire il cervello.

Gli interneuroni. Esistono poi anche altri neuroni, gli interneuroni, che si attivano quando siamo nel bel mezzo di un'azione abitudinaria, e perché? Secondo i ricercatori il loro compito è quello di evitare che i neuroni diano inizio ad un'altra routine prima che quella in atto non sia terminata. “La scoperta dell'attività antagonista degli interneuroni – spiegano i ricercatori – ci permette di fare un passo in più utile a comprendere come i circuiti nel cervello possano effettivamente creare questo insieme di attività”.

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