La fascite necrotizzante, provocata da cosiddetti ‘batteri mangiacarne', è una gravissima infezione dei tessuti sottocutanei che se non trattata tempestivamente può portare a uno shock settico e alla morte del paziente. Recentemente è balzata agli onori della cronaca per il decesso di una maestra elementare in pensione, la 77enne Nancy Reed, che dopo essere caduta nella sua casa, allagata a causa dell'uragano Harvey, si è ferita a un braccio ed è stata infettata dai pericolosi batteri, che l'hanno condotta a una morte atroce. Ecco quali sono questi microorganismi, quali sono i sintomi dell'infezione e come si interviene per trattarla.

Cos'è la fascite necrotizzante

Per fascite necrotizzante si intende una rara infezione con esito spesso infausto provocata da ‘batteri mangiacarne', una definizione terrificante che ne sottolinea l'estrema aggressività ma che tuttavia non è veritiera dal punto di vista scientifico. I batteri, infatti, non si nutrono della carne, ma la distruggono e la decompongono attraverso il rilascio di potenti tossine. Il termine fascite deriva invece dal fatto che essa aggredisce le componenti sottocutanee come il tessuto connettivo, passando rapidamente dalla cosiddetta fascia – composta da tessuto fibroso – ad altri tessuti molli dell'organismo, come musoli e derma. Esistono diverse tipologie di fascite necrotizzante in base all'area dell'organismo colpita (la cosiddetta ‘gangrena di Fournier' interessa la zona genitale), ma anche dal tipo di batterio coinvolto. Le Tipo I, II e III sono tutte di origine batterica, ma esiste anche una variante fungina, la Tipo IV.

Quali sono i ‘batteri mangiacarne'

Sebbene da microorganismi con un nome così spaventoso ci si possa attendere gruppi di batteri ‘rari', in realtà si tratta di conoscenze molto comuni, talvolta responsabili di semplici infezioni come un mal di gola. Tra essi troviamo infatti stafilococchi come lo stafilococco aureo (Staphylococcus aureus); bacilli anaerobi appartenenti al genere Clostridium (Clostridium perfringens); streptococchi alla stregua dello streptococco β-emolitico di gruppo A (Streptococcus pyogenes) e il Bacteroides fragilis. Non mancano tuttavia batteri tipici delle acque di mare contaminate, come l'aggressivo Vibrio vulnificus, che in base alle dichiarazioni della biologa marina Rachel Noble dell'Università della Nord Carolina sarebbe proprio il responsabile del decesso della signora Reed. Ma come fanno questi a batteri a diventare così pericolosi e letali? In base a una ricerca dello Houston Methodist Research Institute (Texas) pubblicato sulla rivista PNAS, essi sarebbero soggetti a una serie di mutazioni che li ‘trasforma' rendendoli capaci di innescare la fascite necrotizzante.

Clostridium perfringens: credit wikipedia
in foto: Clostridium perfringens: credit wikipedia

I sintomi della fascite necrotizzante

Non è necessaria una grande ferita per essere colpiti da questa grave infezione, e talvolta i medici non riescono nemmeno a determinarne l'origine. In caso di piccole ferite infettate dai batteri mangiacarne, tra i primi sintomi emerge un dolore sottocutaneo decisamente intenso rispetto all'entità della lesione superficiale, che viene seguito da gonfiore, eritema, vomito, diarrea, tachicardia, febbre alta e un forte senso di malessere generalizzato. La pelle, dopo il normale arrossamento, inizia a presentare i primi segni della necrosi tissutale sottostante, colorandosi in blu e viola. La fascite necrotizzante è così rapida e aggressiva che il paziente, con un quadro clinico che precipita vertiginosamente, può finire in ipotensione e shock settico, andando incontro alla morte in 5/6 giorni. Basti pensare che la sopravvivenza a un'infezione di questo tipo è limitata a poco più del 25 percento dei casi; le probabilità sono più elevate per chi viene sottoposto a cure mediche immediate.

Diagnosi e Cura

La diagnosi di fascite necrotizzante, dopo l'esame visivo ed esplorativo del tessuto lesionato, che presenta caratteristiche specifiche, viene fatta con successive analisi del sangue, del pus e delle biopsie. Determinata l'infezione si procede immediatamente alla rimozione del tessuto in necrosi, che spesso comporta la creazione di vastissime ferite aperte nel paziente. Se l'infezione riguarda porzioni periferiche (piedi, mani e nei casi più estesi braccia e gambe) si procede direttamente con l'amputazione. All'intervento chirurgico si accompagna un'estesa terapia antibiotica che prevede in particolar modo l'utilizzo di clindamicina, penicillina e vancomicina, ritenuti i più efficaci contro la fascite necrotizzante. In aggiunta possono essere previsti anche trattamenti nella camera iperbarica, utili soprattutto per i pazienti con ferite estese.

[Credit: Wikipedia]