Differenze tra eutanasia e suicidio assistito: cosa sono, come si fanno e cosa prevede la legge

Cosa significa decidere di morire in Italia? Vediamo insieme cosa sono il suicidio assistito e l’eutanasia, quali sono le differenze, come si praticano e cosa dice la legge.
A cura di Andrea Centini

Da sempre al centro di accesi dibattiti etici, politici e religiosi, che si inaspriscono quando i riflettori sono puntati sui casi mediatici, l'eutanasia e il suicidio assistito non hanno una regolamentazione univoca, tanto da spingere diversi malati terminali a compiere vere e proprie migrazioni per vedere esaudito l'ultimo desiderio. Emblematica la situazione in Italia, dalla quale ogni anno partono verso la Svizzera circa duecento connazionali per porre fine alla propria esistenza con la ‘dolce morte'. Ma il suicidio assistito e l'eutanasia non sono la stessa cosa, come affermato dal Comitato di Bioetica: vediamo quali sono le differenze, come si praticano e cosa prevede la legge.

Cos'è l'eutanasia

Il termine eutanasia deriva dal greco e significa letteralmente ‘buona morte', benché più comunemente venga chiamata ‘dolce morte'. Essa rappresenta l'atto di porre fine alla vita di un soggetto che desidera morire, a causa di condizioni cliniche estremamente compromesse, dolorose e irrecuperabili. È una morte serena e indolore.

Le tipologie di eutanasia

L'eutanasia viene chiamata attiva diretta quando è provocata dai farmaci, mentre è attiva indiretta se vengono somministrati farmaci che accorciano la vita del paziente, ad esempio per alleviarne il dolore. Può essere anche passiva, ovvero quando vengono sospese le cure mediche necessarie per mantenere in vita il soggetto malato. È volontaria quando c'è esplicita richiesta nel testamento biologico o fatta nel pieno delle facoltà mentali, mentre può essere non volontaria se ad esprimerne la volontà è un soggetto terzo, come nei casi che coinvolgono i bambini. Esiste anche il suicidio assistito, un atto compiuto autonomamente ma col supporto medico.

Suicidio assistito ed eutanasia: le differenze

L'eutanasia, come scritto poco sopra, può dividersi tra attiva e passiva ma richiede sempre l'intervento di un medico. Ciò significa che è sempre un soggetto esterno a somministrare il farmaco o a sospendere le cure mediche che mantengono in vita il paziente. Nel caso del suicidio assistito, invece, è lo stesso paziente ad auto somministrarsi il farmaco che ne provocherà la morte. Il ruolo del medico in questo caso si spinge fino alla prescrizione o alla fornitura del farmaco, ma non ha voce nell'azione del provocare la morte della persona. Nel suicidio assistito è quindi il paziente a decidere quando morire.

La legislazione in Italia

In Italia l'eutanasia è un reato praticamente equiparabile all'omicidio volontario, così come lo è il suicidio assistito. Tuttavia, poiché l'articolo 32 della Costituzione sottolinea che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge” e l'accanimento terapeutico non è considerato eutanasia, attorno a queste definizioni si sono combattute battaglie legali che hanno occupato le prime pagine italiane per anni. Si ricordano i casi di Eluana Englaro, Elena Moroni e Piergiorgio Welby.

Gli italiani scelgono la Svizzera

Secondo stime recenti, alle associazioni che assistono i malati terminali in Italia arrivano in media 90 telefonate al mese per conoscere informazioni sulle cliniche svizzere che praticano l'eutanasia. A fermare molti dei nostri connazionali sono soprattutto i costi, dato che superano i 10 mila euro a trattamento, inoltre il 40 percento di coloro che riescono a sostenere i colloqui con medici e psicologi elvetici desistono e tornano indietro. I pochi che possono esaudire il proprio ultimo desiderio si addormentano in una manciata di minuti grazie a un potentissimo narcotico, il pentobarbital, che provoca un arresto cardiaco durante il sonno profondo.

Dj Fabo, un caso emblematico

A smuovere le coscienze sul tema dell'eutanasia vi è stato il caso dell'ex dj Fabiano “Fabo”Antoniani, divenuto tetraplegico e cieco in seguito a un gravissimo incidente stradale avvenuto nel 2014. Poiché la legge sull'approvazione dell'eutanasia è arenata da tempo in parlamento, il giovane si appellò al Presidente della Repubblica affinché ne sbloccasse l'iter al più presto. Non ricevendo risposte appropriate dalle istituzioni italiane, Fabo – 40 anni compiuti il 9 febbraio 2017 – ha deciso di morire in Svizzera. Si è spento la mattina del 27 febbraio 2017 alle 11:40 attraverso il suicidio assistito; a comunicarne il decesso Marco Cappato, tesoriere dell'associazione Luca Coscioni.

Cos'è il coma

Il coma è una condizione clinica nella quale non vi è coscienza, scaturita da una grave insufficienza funzionale del cervello. Può essere provocato da traumi, malattie che coinvolgono il sistema nervoso centrale (ictus), mancato apporto di ossigeno o condizioni metaboliche, come l'iperglicemia o l'abuso di alcol. Il coma può essere anche di tipo farmacologico, indotto per proteggere il paziente da stress e dolore in determinate condizioni. Può evolvere nello stato vegetativo, una condizione spesso associata alla richiesta di eutanasia da parte delle famiglie.

Le fasi del coma: quando si esce e conseguenze

La gravità del coma dipende generalmente dall'entità delle lesioni subite dal cervello, e per misurarla viene adottata una scala chiamata “Glasgow Coma Scale” (GCS), che tiene in considerazione tre diversi fattori: l'apertura degli occhi, la risposta motoria e la risposta verbale. Il coma dura indicativamente 1 o 2 mesi, oltre può evolvere nello stato vegetativo. Il passaggio dal coma al risveglio è un percorso graduale e nelle prime fasi si evidenziano agitazione, confusione e difficoltà nel riconoscere parenti e amici. I danni neurologici e motori possono essere permanenti o richiedere diverso tempo (anche lunghissimo) per essere recuperati, totalmente o parzialmente. In taluni casi la risposta alle terapie è negativa e il coma può sfociare nella morte cerebrale.

Cos'è lo stato vegetativo

Lo stato vegetativo è una possibile evoluzione del coma, e può essere di tipo persistente o permanente. In esso il paziente riapre gli occhi, ha un ciclo sonno-veglia ma non manifesta alcuna capacità cognitiva: non ha consapevolezza di sé e dell'ambiente circostante. Vi finisce l'1% dei pazienti in coma ed è la condizione legata a celebri dispute legali in tema di eutanasia, come quelle che hanno coinvolto i famigliari di Eluana Englaro e dell'americana Terri Schiavo.

[Foto di Tusita Studio]

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