19 Luglio 2021
16:08

Cosa fare se ti punge una medusa

Durante l’estate aumenta il numero di bagnanti e con esso anche quello delle punture provocate dalle meduse, placidi organismi che vagano nel profondo blu trasportarti dalle correnti marine. Questi animali hanno infatti lunghi tentacoli che rilasciano un veleno più o meno tossico, che può provocare bruciore, dolore intenso e persino lo shock anafilattico nei soggetti sensibili. Ecco cosa fare in caso di puntura.
A cura di Andrea Centini

Nel Mar Mediterraneo vivono diverse specie di meduse, ma solo alcune possono rappresentare un potenziale problema per i bagnanti, tra le quali la comune Pelagia noctiluca e la cubomedusa Carybdea marsupialis. Il numero degli esemplari e la diversità di questi animali sono in costante aumento nei nostri mari anche a causa dei cambiamenti climatici, che favoriscono l'adattamento delle specie tropicali (alcune più pericolose) e ricorrenti esplosioni delle popolazioni. Le meduse, appartenenti al phylum degli cnidari o celenterati, sono caratterizzate da numerosi e lunghi tentacoli (anche di metri) costellati da nematocisti, che rilasciano un veleno urticante – utilizzato per la cattura delle prede o come sistema di difesa – quando vi si entra in contatto. Va ricordato che, nonostante le dimensioni generose, si tratta di organismi che fanno parte del plancton; vengono cioè trascinati dalle correnti marine. Pur potendo compiere determinati movimenti attivi, quando si viene punti da una medusa non accade per aggressione diretta, ma per il semplice fatto di esserle finiti addosso nuotando o a causa delle suddette correnti marine. Durante la stagione estiva, quando le coste si riempiono di bagnanti in vacanza, c'è un inevitabile incremento statistico delle punture, che possono essere anche particolarmente dolorose. Nei soggetti sensibili e predisposti, inoltre, sussiste il pericolo di shock anafilattico. Ecco cosa bisogna fare dopo essere stati punti da uno di questi animali.

Accorgersi di avere addosso una medusa e sperimentare il bruciore e il dolore più o meno intenso (in alcuni casi lancinante) a causa del contatto con i tentacoli non è un'esperienza affatto piacevole, tuttavia perdere la lucidità in quei frangenti è assolutamente da evitare. Come indicato, la medusa non ci sta aggredendo, ma siamo solo finiti contro di essa. Se ci dimeniamo, soprattutto se contro la corrente marina, rischiamo solo di farci toccare da più tentacoli e far rilasciare veleno ad altre nematocisti, peggiorando ulteriormente la nostra situazione. Come spiegato dottor Antonio De Bitonto, Responsabile dell’Unità Operativa di Dermatologia al Policlinico San Marco del Gruppo San Donato e della Smart Clinic, i filamenti uncinati che penetrano nella pelle rilasciano infatti un “miscuglio di tre proteine urticanti, paralizzanti e neurotossiche”, che sono alla base del dolore e dell'infiammazione (la pelle si arrossa e possono formarsi vescicole). In acqua va dunque assolutamente mantenuta la calma e se ne si ha la possibilità va raggiunta la riva con altrettanta calma, altrimenti è necessario chiedere aiuto.

Una volta fuori dall'acqua, spiega l'esperto, va verificato che non vi sia la presenza di parti della medusa sul corpo, eventualmente da eliminare con attenzione. Se fatto con le mani vanno naturalmente utilizzati dei guanti, altrimenti uno strumento sottile e rigido – come ad esempio una carta di credito – può fare al caso vostro. Dopo aver tolto ogni residuo dell'animale, la zona interessata va immediatamente sciacquata con acqua di mare, che aiuta a diluire le tossine. Non va assolutamente utilizzata acqua dolce in questo frangente, poiché come specificato dagli esperti ha la spiacevole conseguenza di favorire il rilascio di ulteriore veleno da nematocisti eventualmente non “scoppiate”. Per le cubomeduse, più pericolose, gli autorevoli Manuali MSD per operatori sanitari raccomandano di utilizzare prima l'aceto e poi l'acqua di mare, mentre per le puntura da caravella portoghese (che non è una medusa e nel Mediterraneo è presente solo occasionalmente), si raccomanda di usare solo acqua di mare e non l'aceto. Ricordiamo che nel Mediterraneo non vi sono cubomeduse pericolose come quelle che si trovano in Australia e nei mari tropicali, come la Chironex fleckeri, tuttavia le punture della Carybdea marsupialis, abbastanza comune nel basso Adriatico, possono essere estremamente dolorose e pericolose per i soggetti sensibili.

Il dottor De Bitonto sottolinea che è importante non grattarsi e non strofinare le parti interessate con la sabbia, per evitare di amplificare i problemi. Raccomanda anche di evitare i “rimedi della nonna”, ovvero ammoniaca, urina, aceto o alcol, perché il loro utilizzo “potrebbe ulteriormente infiammare la parte colpita”. Del resto, spiegano gli esperti, serve una temperatura di almeno 40° C per disattivare le tossine, inoltre i rimedi potrebbero peggiorare l'infiammazione. Curiosamente gli scienziati americani Robert A. Barish dell'Università dell'Illinois di Chicago e Thomas Arnold dell'LSU Health Sciences Center Shreveport, autori dell'articolo sui Manuali MSD, consigliano di usare l'aceto ma solo per le punture delle cubomeduse (va tenuto presente che lungo le coste degli Stati Uniti vivono specie diverse e più pericolose dalle nostre). Dopo aver pulito la zona colpita i dermatologi consigliano di trattarla con un gel astringente al cloruro d’alluminio, “meglio se a una concentrazione del 5 percento”, scrive il dottor De Bitonto, dato che lenisce il prurito e blocca la diffusione delle tossine. Una volta trattata la zona interessata dalla puntura bisogna evitare di esporla al sole per due o tre giorni, non solo per evitare la comparsa di macchie e cicatrici, ma anche perché la pelle colpita risulta molto più sensibile (per questo si raccomanda l'uso di creme solari ad alta protezione sulle parti colpite).

Nella stragrande maggioranza dei casi, prendendo tutte le accortezze sopraindicate non è necessario fare altro per trattare la puntura di una medusa, tuttavia alcuni soggetti particolarmente sensibili dopo lo spiacevole incontro possono avere una reazione allergica intensa e rischiare uno shock anafilattico. Come spiegato dal dottor De Bitonto, nel caso dovesse insorgere “malessere generalizzato (reazione cutanea diffusa, difficoltà respiratorie, sudorazione, pallore, mal di testa, nausea, vomito, vertigini, confusione)” è necessario ricevere assistenza sanitaria e dunque rivolgersi al Pronto Soccorso. Le meduse come ogni altro organismo vivente vanno rispettate e non temute o demonizzate; siamo noi che invadiamo il loro habitat naturale e dobbiamo prestare la massima attenzione per evitare eventuali, spiacevoli incontri troppo ravvicinati.

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