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18 Febbraio 2021
13:53

Chi ha le gengive infiammate rischia quasi nove volte in più di morire di Covid

Lo indicano i risultati di un nuovo studio sugli esiti dell’infezione da coronavirus in pazienti che soffrono di parodontite, il disturbo gengivale che comporta infiammazione e sanguinamento delle gengive.
A cura di Valeria Aiello
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Gengive retratte in una persona con malattia parodontale / MSD GREEN/CNRI/SCIENCE PHOTO LIBRARY
Gengive retratte in una persona con malattia parodontale / MSD GREEN/CNRI/SCIENCE PHOTO LIBRARY

La parodontite è associata a un più alto rischio di ricovero in terapia intensiva, necessità di ventilazione assistita e morte nei pazienti con Covid-19. Lo indicano i risultati di un nuovo studio pubblicato sul Journal of Clinical Periodontology che ha fatto luce sul legame tra il disturbo gengivale e l’infezione da coronavirus Sars-Cov-2, evidenziando una maggiore probabilità di prognosi peggiori ed esiti infausti in coloro che soffrono di malattia parodontale, una delle condizioni più diffuse – in Italia si stima che riguardi circa 8 milioni di persone – che comporta infiammazione e sanguinamento delle gengive.

Chi ha le gengive infiammate rischia di più

Lo studio, coordinato dai ricercatori del College of Dental Medicine dell’Università del Qatar di Doha, ha coinvolto 568 pazienti con diagnosi confermata di Covid-19 tra febbraio e luglio 2020 per i quali era disponibile la cartella clinica integrata medica e odontoiatrica, prendendo in esame sia i dati demografici (sesso ed età) sia gli altri fattori di rischio associati alle complicanze di Covid-19, tra cui l’indice di massa corporea (BMI), l’abitudine al fumo, la preesistenza di malattie respiratorie e cardiache, diabete, ipertensione, malattie epatiche e autoimmuni comuni, trapianto di organi e cancro. Dei 568 pazienti, 258 soffrivano di parodontite.

L’analisi ha evidenziato che, su 40 pazienti che hanno avuto complicazioni da Covid-19, l’80% aveva la parodontite. Escludendo poi i fattori confondenti, come età, sesso, abitudine al fumo e comorbidità, gli studiosi hanno osservato che la probabilità di sviluppare qualsiasi complicazione da Covid-19 è risultata 3,7 volte più alta in chi aveva le gengive infiammate, con effetto ancora più evidente sui decessi, con un rischio di morte quasi 9 volte maggiore rispetto a chi aveva una bocca sana. Questo aumento è stato osservato anche in termini di ricoveri in terapia intensiva e ventilazione assistita, con rispettivamente una probabilità di circa 3,5 e 4,6 volte più alta nei pazienti con parodontite.

Dati che, nel complesso, indicano che il rischio di complicanze da Covid-19 è significativamente più alto nei pazienti con parodontite, in particolare tra coloro con uno stadio più avanzato di infiammazione gengivale. Un’associazione che secondo gli studiosi potrebbe essere spiegata dall’alta carica batterica presente nella bocca dei pazienti con parodontite che “potrebbe aggravare l’infezione da coronavirus, inducendo l’espressione dell’enzima di conversione dell’angiotensina 2 (ACE2, il recettore cellulare che Sars-Cov-2 utilizza per legare le cellule umane e penetrare al loro interno, ndr) e la produzione di citochine infiammatorie nel tratto respiratorio inferiore”.

Un pericolo che dunque aumenta con il crescere della gravità della parodontite e che non dipende da altri fattori concomitanti, come evidenziato anche dagli esperti italiani in parodontologia. Secondo l’odontoiatra implantologo e paradontologo Fabio Cozzolino “l’alta carica batterica potrebbe favorire sovra-infezioni polmonari e l’infiammazione sistemica potrebbe rendere più suscettibili alla tempesta infiammatoria scatenata da Sars-CoV-2”.

D’altra parte “chi ha la parodontite non ha un rischio più alto di contagio. Chi ha le gengive infiammate, una volta contratta l’infezione da Covid-19, può invece avere conseguenze più gravi – fa notare lo specialista nel blog Zerodonto.com – . Igiene orale e diagnosi precoce di malattia parodontale assumono quindi importanza sempre più preminente. E questo resterà sempre vero per quanto si attendano studi successivi per approfondire questa scoperta scientifica”.

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