Esiste un test del sangue ottimizzato dagli scienziati che è in grado di prevedere fino a 20 anni prima lo sviluppo dei sintomi tipici dell’Alzheimer, come la perdita di memoria o la confusione attraverso l’analisi di proteine che si accumulano nel cervello. Insomma, grazie a questo test potremmo comprendere in anticipo l’insorgenza della malattia e intervenire con trattamenti più efficaci: vediamo come funziona.

Le proteine dell’Alzheimer. Per capire il funzionamento del test del sangue che identifica il rischio Alzheimer, dobbiamo fare un passo indietro e andare a vedere cosa ci fa capire che abbiamo o stiamo sviluppando la malattia. Gli esperti spiegano che per misurare il rischio Alzheimer è possibile misurare il livello di proteine amiloidi nel sangue che, depositandosi, sono in parte responsabili dei sintomi di questa malattia: nello specifico quelle misurate sono la beta amiloide 42 e la beta amiloide 40.

Come funziona il test. Gli scienziati spiegano dunque che attraverso le misurazioni delle proteine beta amiloidi nel sangue delle persone è possibile identificare il rischio Alzheimer.

Lo studio sul test. Per giungere alle loro conclusioni, gli esperti hanno messo a confronto dati relativi all’età dei partecipanti, che è un fattore di rischio superati i 65 anni, il sesso, visto che due terzi dei pazienti sono donne, e la variante chiama APOE4, che incrementa il rischio Alzheimer dalle 3 alle 5 volte. Lo studio ha dimostrato che unendo i dati raccolti dalla tomografia a emissione di positroni, che identifica le placche di beta amiloide, l’età e l’APOE, il test del sangue realizzato era in grado di identificare lo sviluppo dell’Alzheimer con una precisione del 94%.

Il futuro. Per adesso si tratta di un test sperimentale ma gli scienziati puntano a poterlo sfruttare un giorno come test di base per la diagnosi precoce dell’Alzheimer.