Grazie al lavoro ventennale portato avanti da astronomi del Lick-Carnegie Exoplanet Survey Team (LCES) e da altre università è stato creato il più grande database di misurazioni per dare la caccia agli esopianeti, ovvero i cosiddetti pianeti extrasolari che orbitano al di fuori del nostro sistema. L'aspetto più interessante del suddetto database è il fatto che sia stato reso accessibile a chiunque, poiché secondo i ricercatori, l'analisi dei dati raccolti richiede lo sforzo congiunto – e la potenza computazionale – di tutti coloro che sono interessati a scovare e studiare questi corpi celesti, potenzialmente abitabili dall'uomo o già “occupati” da vita extraterrestre.

Le misurazioni, ben 61 mila, sono state raccolte osservando 1.624 stelle tra il 1994 e il 2008, attraverso lo strumento HIRES (High Resolution Echelle Spectrometer) montato sui telescopi Keck dell'omonimo osservatorio, sito sul vulcano Mauna Kea alle Hawaii. La funzione principale dello spettrometro era indagare quasar e galassie, come ha sottolineato la coordinatrice del progetto Jennifer Burt, tuttavia esso è stato rimodulato affinché potesse intercettare anche gli esopianeti, misurandone la cosiddetta “velocità radiale”, in parole semplici le perturbazioni gravitazionali che questi corpi celesti inducono sulla propria stella di riferimento.

Il team di ricerca ha rilasciato sia un tutorial che un software open source per trasformare qualunque appassionato con competenze di astronomia e astrofisica in un cacciatore di esopianeti. Gli studiosi, naturalmente, non si sono limitati a distribuire i dati, ma hanno anche dimostrato che un centinaio delle stelle analizzate hanno ottime probabilità di ospitare un esopianeta. La più papabile è GJ 411, conosciuta anche col nome Lalande 21185, la quarta stella più vicina al Sistema Solare e distante “appena” otto anni luce dal nostro pianeta. L'esopianeta individuato non è tuttavia simile alla Terra, dato che mostra un periodo orbitale di appena dieci giorni. I dettagli sul database e le relative scoperte sono stati pubblicati sul The Astrophysical Journal.

[Illustrazione di Melmak]