Il più grande successo del programma Voyager della NASA resterà comunque il lunghissimo peregrinare delle due sonde gemelle a tutt'oggi in piena attività: lanciate rispettivamente nell'agosto e nel settembre del 1977, Voyager 2 e Voyager 1 hanno collezionato una spaventosa quantità di informazioni e dati (talvolta completamente nuovi ed inaspettati, come l'osservazione del vulcanismo sul satellite di Giove chiamato Io) che hanno spesso aperto la strada alle osservazioni e agli studi dei decenni successivi. Ma, attualmente, Voyager 1 si appresta a compiere la più grande delle missioni che le sono state affidate: varcare i confini del Sistema Solare, giungere laddove nessun veicolo spaziale concepito dall'ingegno umano ha osato fino ad ora.

Verso l'«autostrada magnetica».

voyager sistema solare

La strumentazione di cui è dotata la sonda indica (sfruttando un segnale che impiega circa 17 ore per giungere fino alla Terra) che Voyager 1 si trova a 18 miliardi di chilometri dal Sole, presso la “zona di confine” ed immediatamente prima dello spazio interstellare: lì il veicolo è incappato in quella che gli esperti hanno immediatamente ribattezzato «autostrada magnetica», secondo quando spiegato dagli scienziati della NASA riuniti a San Francisco per il convegno dell'American Geophysical Union. Un’area che è caratterizzata dalla connessione tra le linee del campo magnetico solare e quelle del campo magnetico interstellare, connessione che favorisce l’uscita delle particelle a bassa energia che vengono originate dalla cosiddetta eliosfera (nome con cui si indica quella che viene immaginata come un’immensa bolla magnetica che racchiude l’intero Sistema Solare) e, nello stesso tempo, l’ingresso di particelle ad alta energia che provengono dall'esterno. Creando, in questo modo, un paesaggio che ricorda proprio quello di un’autostrada in cui le particelle cariche sfrecciano ovunque, rimbalzando in ogni direzione appena entrate nella regione, proprio come se venissero incanalate sulle «strade locali» dell'eliosfera.

Anche se Voyager 1 è di fatto ancora nell'ambiente del Sistema Solare, possiamo già avere un piccolo assaggio di come sono le cose "fuori", perché la particelle sfrecciano dentro e fuori, lungo l'autostrada magnetica. Abbiamo ragione di credere che questa sia l'ultima tappa del viaggio della sonda verso lo spazio interstellare. Noi ipotizziamo che ci vorranno da pochi mesi fino ad un paio d'anni per uscire dal Sistema Solare. La nuova regione scoperta non è come avevamo immaginato che fosse ma, ormai, da Voyager noi ci aspettiamo l'inatteso. (Edward Stone, scienziato del progetto Voyager presso il California Institute of Technology di Pasadena)

Le pioniere.

placca dei pioneer

In realtà, le regioni che si trovano al confine con le Colonne d'Ercole imposte dalla nostra Stella, sono già state in passato esplorate dalla sonda spaziale Pioneer 10 ma questa, assieme alla sua gemella Pioneer 11, è stata successivamente superata dalla maggiore velocità delle Voyager. In viaggio rispettivamente verso due Stelle delle costellazioni del Toro e dell'Aquila, Pioneer 10 e Pioneer 11, mandate in orbita nel 1972 e nel 1974, hanno interrotto le comunicazioni con la Terra già da parecchi anni lasciando a Voyager 1 il compito di penetrare negli abissi interstellari, tra gli sconfinati orizzonti del cosmo. In compenso, le due "pioniere" recano un messaggio con sé nell'eventualità in cui forme di vita intelligenti dovessero intercettare le sonde: una placca in alluminio anodizzato con oro sulla quale sono stati incisi le sagome di un uomo e una donna e simboli che comunicano le indicazioni fondamentali relative alla loro provenienza. Anche le sonde Voyager hanno il proprio personale tesoro da recapitare agli "altri": sul Voyager Golden Record, un disco placcato in oro accompagnato dalle istruzioni per accedere ai dati registrati su di esso, ci sono immagini e suoni. Per ricordare, nelle immensità del cosmo, chi siamo, attraverso saluti in tutte le lingue del mondo e il pianto di un bambino, dal quale ogni cosa ha origine.