Come era prevedibile, dopo che il disastro di Fukushima ha suscitato preoccupazione ed allarme nella popolazione di tutto il mondo spingendo la comunità internazionale verso un ripensamento in merito alla costruzione di nuove centrali nucleari, partono le prime indagini scientifiche per verificare eventuali danni a carico dell'ambiente. Protagonisti di uno studio intenzionato a valutare l'impatto dell'evento, quindici esemplari di tonni a pinna blu (Thunnus Orientalis) pescati lungo le coste californiane di San Diego durante la scorsa estate: a cinque mesi di distanza dall'incidente al reattore quando i pesci, provenienti dai litorali giapponesi, avevano avuto modo di attraversare l'Oceano Pacifico come è loro consuetudine migratoria.

Lo studio sui tonni, nati in Giappone e migrati verso l'America – Il gruppo di ricercatori guidato dal biologo Daniel Madigan della Stanford University ha eseguito misurazioni dei livelli di due isotopi radioattivi del cesio, su campioni di tessuto muscolare dei tonni del Pacifico: gli esami hanno consentito di rilevare la presenza degli isotopi cesio – 134 e cesio – 137 in quantità lievemente elevate. Il dato è stato ricavato attraverso il confronto con i pesci giunti in prossimità delle baie statunitensi precedentemente al terremoto giapponese, avvenuto nel marzo del 2011: prima, infatti, nessun esemplare presentava livelli misurabili di cesio – 134 e quantità ancora inferiori di cesio – 137. Un controllo sui tonni a pinna gialla (Thunnus Albacares), la cui popolazione è largamente diffusa nel Pacifico, ha consentito di verificare come non ci sia stato alcun incremento per gli esemplari che seguono abitualmente altre rotte, che non prevedono cioè il passaggio nei pressi delle coste giapponesi: il tonno a pinna blu porta nel proprio organismo effettivamente le conseguenze di Fukushima.

Nessun pericolo, assicurano gli studiosi – L'indagine coinvolge una specie importantissima non solo per interi ecosistemi, ma anche per la nostra alimentazione: largamente pescato e commerciato, necessita (e necessiterà ancora) di controlli accurati prima di giungere sulle tavole dei consumatori. E proprio su questo dettaglio fanno luce i ricercatori: per quanto sia stata stata innegabilmente evidenziata un'alterazione nell'organismo degli esemplari presi in analisi, la radioattività riscontrata nei tonni non dovrebbe costituire, e non ha costituito nei mesi scorsi, un pericolo per la salute. I livelli risultano essere di molto inferiori alla soglia di rischio, mentre le dosi di polonio sarebbero ancora più basse, al di sotto del minimo: unico elemento sul quale gli scienziati invitano alla cautela riguarda la possibilità della diffusione di materiale radioattivo, anche su un territorio ampio come può essere l'Oceano Pacifico. La contaminazione può facilmente essere trasportata e favorita grazie alle migrazioni degli animali: ed è proprio partendo da questo elemento che l'attenzione deve restare desta, considerando la possibilità che anche tartarughe, balene, squali, salmoni ed uccelli marini diventino i vettori dei radionuclidi.