Lo studio sui presunti "topi killer" è avvenuto ad opera dei ricercatori dell'Università di Yale. Tali esperimenti si è supposto possano avere utilità soprattutto dal punto di vista militare, magari in vista della creazione di soldati opportunamente stimolati contro il nemico di turno. Tralasciamo le conseguenze bioetiche annesse a sperimentazioni che si prefiggono tali scopi.

Qual era lo scopo dello studio? Possiamo stare tranquilli da questo punto di vista. Infatti si tratta dell'ennesimo studio incompreso da chi si occupa di divulgare, distorcendone totalmente utilità e scopi. Per la verità la stessa definizione di "topi killer creati in laboratorio" è totalmente campata in aria. A chiarirlo in maniera molto esaustiva è Marco Delli Zotti che si occupa di neurologia nel gruppo EduTube Italia. Quel che gli autori dello studio volevano verificare era il funzionamento a livello cerebrale dei meccanismi di predazione nei vertebrati. Lo scopo stava nel capire come funziona tale istinto, in vista di comprendere meglio i nostri disturbi psichiatrici.

Topi geneticamente modificati? Si è realizzato così un "riscontro topografico", volto a comprendere quali aree del cervello sono interessate nella stimolazione predatoria. Trattasi di "optogenetica": in questo caso parliamo della stimolazione mediante apposita luce di determinati neuroni – precedentemente marcati – e siti nelle aree cerebrali sospette. La notizia non è dunque la possibilità di intervenire sul Dna dei topi per renderli più aggressivi – tecnica già nota – ma il fatto che si stiano studiando le aree coinvolte nella meccanica dell’aggressività con lo scopo di fornire indicazioni utili per la cura di soggetti patologici.

Istinti primordiali e psicopatologie. Lo studio ci mostra così l'esistenza di un "circuito predefinito che regola il processo della produzione, al di là del controllo della corteccia cerebrale". La scoperta è importante nello studio dell'istinto predatorio, soprattutto nel modo in cui questo si è evoluto fino agli esseri umani. A smentire definitivamente che siano stati creati in laboratorio dei topi killer è lo stesso responsabile dello studio, Ivan de Araujo, in una intervista al Washington post. Questo genere di studi non c'entrano niente con la creazione di topi assassini, né tantomeno nell'ottica di creare dei soldati perfetti. L'istinto predatorio è già presente nelle cavie, i ricercatori si sono limitati semplicemente a controllarlo.