La scossa di terremoto che ha colpito l'isola di Ischia nella serata del 21 agosto, il cui bilancio provvisorio è di due vittime accertate e una quarantina di feriti, è balzata agli onori della cronaca anche per un piccolo “giallo” di natura tecnica. La magnitudo, ovvero la misurazione (non diretta) dell'energia meccanica scatenata dal sisma, è stata inizialmente indicata con un valore di 3.6 dall'INGV, l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, per poi essere corretta a 4.0 circa tre ore dopo grazie ai dati della Rete Sismica dell’Osservatorio Vesuviano, la sezione INGV di Napoli.

Il valore iniziale aveva destato qualche perplessità anche negli stessi addetti ai lavori, come ad esempio l'ex presidente dell'INGV Enzo Boschi, che in un tweet sibillino aveva prontamente avvisato di una possibile “sottovalutazione” dell'entità del fenomeno. L'esperto aveva anche sottolineato la necessità di verificare la profondità, indicata inizialmente in 10 chilometri e poi rettificata a 5.

Che cosa è successo esattamente? La spiegazione è arrivata direttamente dall'attuale presidente dell'INGV, Carlo Doglioni. In parole semplici, il primo valore divulgato sul sito dell'ente era stato prodotto in automatico dal sistema informatico associato ai sismografi delle stazioni dell'Osservatorio Vesuviano, delle quali quattro si trovano dislocate sul territorio dell'isola colpita dal sisma. Si è trattato in pratica di una stima con informazioni e dati provvisori, che spesso si associano proprio a una profondità di 10 chilometri. Grazie all'analisi certosina condotta dall'INGV e al supporto di ulteriori dati è stato così “corretto il tiro”, con conseguente passaggio dalla magnitudo locale (Ml) o magnitudo Richter a quella di durata (Md). Le differenti tipologie di magnitudo sono state ideate per colmare eventuali limiti del primo sistema. Il valore della magnitudo di durata (Md), che viene utilizzata per terremoti di piccola e moderata entità e si basa sulla misura della durata del sismogramma, è stato così calcolato in 4.0, mentre la profondità è scesa a 5 chilometri. I dati potrebbero essere ulteriormente raffinati nelle prossime ore.

Un altro dettaglio interessante è relativo alla tipologia di terremoto, che è stato di origine vulcanica e non tettonica, più difficile da calcolare e meno diffusa. Doglioni si è soffermato anche sulla località più colpita dal sisma, Casamicciola, che è nota per l'attività sismica. Alle 21:30 del 21 luglio 1883 a Ischia se ne verificò uno di magnitudo 5.8 che uccise 2.300 persone, la maggior parte delle quali proprio a Casamicciola. Tra esse anche diversi familiari del filosofo napoletano Benedetto Croce, all'epoca adolescente. I danni provocati dal sisma, nonostante la bassa magnitudo, non debbono stupire a causa della superficialità dell'evento e per il fatto che le “costruzioni non sono adeguate”, come ha indicato il dirigente dell'INGV.

[Foto di precy80]