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Telefonini e cordless ancora sotto accusa

Tre studi condotti da un gruppo di ricercatori svedesi, in un articolo di recente pubblicazione, puntano nuovamente il dito contro gli apparecchi telefonici senza fili che aumenterebbero il rischio di glioma.

Telefonini e cordless ancora sotto accusa.

L’argomento è di quelli di fondamentale importanza che, sebbene non sia tutti i giorni sottoposto al vaglio della nostra attenzione, riguarda tutti (o quasi) da vicino e molto profondamente: quali sono gli effetti a lungo termine dell’utilizzo di apparecchi telefonici mobili che possono manifestarsi negli individui? Domanda più che mai lecita se si considera quante persone in tutto il mondo sono in possesso di un telefono cellulare, e quanto il relativo mercato continui ad essere in costante espansione. Purtroppo, essendo i telefonini estremamente diffusi da appena vent’anni, il dibattito sulla pericolosità di questi dispositivi non è ancora del tutto risolto e, in ogni caso, la scienza non è per adesso in possesso di una certezza matematica che cancelli ogni dubbio e perplessità.

In compenso, il reparto di oncologia dell’Università svedese di Örebro lavora da anni per cercare una risposta a questo interrogativo e, sotto la guida del professor Lennart Hardell e di tutti i ricercatori che hanno lavorato ai suoi progetti, analizza da tempo i dati di pazienti affetti da tumore al cervello confrontandoli con quelli relativi a stili di vita, storia familiare e, appunto, utilizzo dei telefoni cellulari e cordless. I risultati di tre lunghi studi condotti negli anni scorsi dimostrerebbero come l’uso per più di dieci anni di dispositivi senza fili aumenterebbe il rischio di sviluppare il glioma, forma tumorale che interessa il sistema nervoso centrale: un pericolo, precisano gli autori, che sarebbe indipendente da altri fattori (quali precedenti in famiglia che potrebbero essere segnale di una predisposizione genetica o l’esposizione a raggi X), che è massimo per bambini ed adolescenti, che cresce con l’aumentare delle ore di impiego del telefono e che è incrementato anche qualora il dispositivo venga posto sempre dallo stesso lato.

Il primo studio dei ricercatori svedesi includeva pazienti con diagnosi di glioma ricevuta tra il 1° gennaio 1997 e il 30 giugno del 2000; il secondo, persone con diagnosi ricevuta tra il 1° luglio del 2000 e il 31 dicembre del 2003; il terzo, invece, ha interessato soggetti già deceduti per tumore maligno al cervello. Dall’incrocio dei dati in possesso, il team di Hardell ha concluso che i dispositivi telefonici mobili possono assolutamente essere considerati dannosi per la salute e, ancor più, quando utilizzati assiduamente: un decennio e più di cellulare, soprattutto se sempre dallo stesso orecchio, accrescerebbe il rischio di glioma di 2,9 volte, mentre con il cordless il rischio salirebbe a 3,8 volte. In particolare per i gliomi di alto grado il rischio, con le medesime condizioni, aumenterebbe di 3,9 volte per i telefoni cellulari e 5,5 volte per i cordless. L’articolo è stato pubblicato dalla rivista scientifica Pathophysiology a fine agosto.

Con tutta probabilità, tali risultati faranno ancora discutere per un po’: del resto se la stessa World Health Organization l’anno scorso ha dovuto cedere sulle posizioni spesso sostenute, ammettendo come le conseguenze sulla salute dell’esposizione alle onde dei dispositivi telefonici mobili potessero essere non trascurabili, bisogna comunque ricordare come l’effetto nocivo del campo elettromagnetico da telefoni mobili non sia stato ancora del tutto provato ed accertato, per quanto proseguano gli studi in questa direzione (tra cui non mancano le voci discordanti): chissà che il lungo lavoro dell’università di Örebro non possa rivelarsi, in futuro, fondamentale in questo senso.

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