Un copioso team di ricerca internazionale in capo al progetto “Dark Energy Survey” ha ottenuto la mappa più indicativa e precisa sulla distribuzione delle componenti più enigmatiche dell'Universo, ovvero la materia oscura e l'energia oscura, che ne occupano rispettivamente il 26% e il 70%. L'esistenza della prima, seppur non direttamente osservabile poiché non emette radiazione elettromagnetica, è dimostrata da numerosi studi scientifici ed è possibile “misurarla” dagli effetti gravitazionali. La seconda è invece una sfuggente forma di energia, densa, omogenea e che interagisce scarsamente con le cosiddette forze fondamentali, eccezion fatta per la gravità. Sappiamo però che è responsabile dell'accelerazione dell'Universo. Assieme, queste criptiche componenti rappresentano oltre il 95 percento del bilancio massa-energia dell'Universo, dato che la materia ordinaria, quella di cui siamo composti anche noi e il nostro pianeta, occupa solo il 4 percento del totale.

Sembra incredibile, ma ad oggi le informazioni su energia oscura e materia oscura – quest'ultima scoperta dalla compianta ricercatrice Vera Rubin – continuano a latitare, per questo la mappa ottenuta dagli oltre 400 ricercatori del Dark Energy Survey ha un valore inestimabile. Gli studiosi, che hanno presentato il proprio lavoro in occasione del recente meeting della Società Americana di Fisica tenutosi al Fermilab di Batavia (Chicago), l'hanno elaborata attraverso l'analisi di ben 26 milioni di galassie e ammassi galattici, un lavoro enorme dal quale è emerso un dettaglio affascinante. Il modello da loro proposto, relativo all'Universo nel suo stato attuale, ovvero a circa 14 miliardi di anni, può essere associato a quello ottenuto dall'Agenzia spaziale europea nel 2010 grazie al satellite Planck. La differenza fondamentale risiede nel fatto che la mappa dell'ESA si riferisce all'Universo primordiale, ma la sovrapponibilità tra le due ha un margine di differenza del solo 7 percento.

“È un risultato impressionante”, ha sottolineato il dottor Antonio Masiero, vicepresidente dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). “È come avere la fotografia di un bambino scattata dopo la nascita e poter calcolare l'aspetto che quel bambino potrà avere cento anni più tardi”, ha aggiunto con entusiasmo il ricercatore. I risultati dello studio, in via di pubblicazione sul database arXiv, saranno presentati anche il prossimo 9 agosto in un nuovo meeting negli Stati Uniti, che si terrà a Columbus, in Ohio.

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