Ha più di 5000 anni ma di lui sappiamo tantissime cose, persino quello che mangiava e, da pochi giorni, addirittura cosa aveva gradito il suo palato poche ore prima di trovare la morte: si tratta di Ötzi, la mummia celebrità del museo di Bolzano e della recente analisi del microbiologo Frank Maixner dell'Istituto per le mummie e l'Iceman di Bolzano. Pochi giorni fa, infatti, in occasione del settimo World Congress on Mummy Studies a San Diego, in California, Ötzi, o mummia di Similaun come viene alternativamente chiamata dal nome del luogo più vicino al sito in cui venne trovata, ha fatto di nuovo parlare di sé.

Ritrovato vent'anni fa casualmente (al punto che inizialmente si credette che si trattava del cadavere di un alpinista scomparso in tempi recenti) in una località al confine tra l'Austria e l'Italia, nella valle di Ötz da cui un giornalista avrebbe tratto il simpatico nome per la mummia, eccezionalmente conservatosi grazie alle particolari condizioni climatiche del ghiacciaio, Ötzi visse in un'epoca che va compresa tra il 3300 e il 3200 a. C. e morì in circostanze che gli archeologi e gli studiosi non hanno mai del tutto chiarito: se da una parte, infatti, si è creduto ad una morte naturale, dall'altra la presenza di una punta di freccia, penetrata nella spalla sinistra in direzione del cuore, ha fatto supporre che, in realtà, il nostro uomo sarebbe andato incontro ad una morte violenta, molto probabilmente a causa di un'aggressione.

Assieme al corpo di Ötzi furono trovati numerosi oggetti di rilevante interesse archeologico ed antropologico: un arco in legno ed una faretra con al suo interno due frecce già pronte ed una in lavorazione; un coltello in selce ed un strumento per lavorare questa pietra; un' ascia di rame, una perla di marmo ed addirittura uno zaino per contenere tutto. Non è difficile, dunque, immaginare quest'uomo, oggi mummia ancora tra di noi, aggirarsi sulle Alpi con il suo armamentario indispensabile per la caccia e per la vita quotidiana: un pastore che portava mandrie al pascolo, con tutta probabilità, come alcuni esami sui brandelli di abiti, hanno già evidenziato pochi anni fa.

Anche sulle sue abitudini alimentari c'era stato modo di informarsi: dai residui ritrovati all'interno del suo intestino si era scoperto che una trentina di ore prima di morire, Ötzi aveva mangiato della carne di cervo probabilmente cotta (pezzetti di cenere trovati attaccati ad altri cibi fanno propendere per l'ipotesi per cui la pietanza fosse stata effettivamente cucinata dall'uomo), della capra e dei cereali. Sullo stomaco non era stato ancora possibile riuscire ad effettuare il medesimo tipo di analisi dal momento che quest'organo, per ragioni che gli stessi studiosi non sono riusciti a spiegarsi, si era spostato verso l'alto occupando l'area nei pressi dei polmoni, secondo quanto aveva evidenziato una TAC fatta nel 2009.

Finalmente, grazie all'identificazione degli altri organi associati allo stomaco, è stato possibile arrivare a questo che, a causa del processo di mummificazione, pare essersi notevolmente ristretto: dal suo interno è stato comunque possibile estrarre campioni di cibo e questa volta, uniti ai cereali, sono stati ritrovati i resti dello stambecco, animale che non si lascia avvicinare dall'uomo facilmente e che, probabilmente, era stato cacciato proprio grazie al corposo armamentario da caccia di Ötzi. Questo l'ultimo dato presentato da Frank Maixner che ci espone anche un altro dettaglio non secondario: il cibo presente nello stomaco di Ötzi non era ancora totalmente digerito, il che significa che non prima di due ore prima egli aveva consumato il suo ultimo pasto. Poco prima di finire la sua vita misteriosamente, poco prima di entrare a far parte, casualmente, dell'eternità della storia.