Ai tempi di Jurassic Park la clonazione interessava i dinosauri, già estinti da millenni per effetto di eventi naturali che esulavano totalmente dalle responsabilità dell'uomo; oggi, e nella realtà, l'idea che era alla base di un film di fantascienza potrebbe costituire una misura di emergenza da adottare per far fronte al pericolo dell'estinzione che minaccia gravemente sempre più specie animali. Una situazione che, paradossalmente, noi stessi abbiamo contribuito a creare, pur essendo fermamente convinti dell'importanza di delineare una strategia affinché la scomparsa di numerose creature del nostro pianeta non si verifichi: un'ipotesi in merito è stata già ventilata da anni, prima come timida supposizione, ora sempre più vicina a prendere definitivamente forma.

LE CELLULE STAMINALI PLURIPOTENTI INDOTTE – I ricercatori della Monash University di Melbourne, Australia, hanno infatti pubblicato recentemente uno studio sulla rivista Theriogenology in cui illustrano la tecnica grazie alla quale, partendo da campioni di tessuto prelevati dalle orecchie di un leopardo delle nevi, sono riusciti a generare delle staminali pluripotenti indotte: in pratica, cellule che presentano molte caratteristiche simili a quelle delle embrionali. Attraverso questa scoperta la speranza del team, guidato da Paul Verma del Monash Institute of Medical Research, sarebbe quella di iniziare a valutare la possibilità di creare tessuti di specie minacciate dal pericolo dell'estinzione, di modo da garantirne la sopravvivenza: «Il potere che hanno le staminali è quello di riuscire a differenziarsi in tutti i tipi di cellule presenti nell'organismo. Questo significa che in esse risiede il potenziale per trasformarsi in gameti».

IL LEOPARDO DELLE NEVI – Insomma, un progetto che potrebbe interessare gli animali che sono presenti sempre meno in natura, come è il caso del magnifico leopardo delle nevi, a cui si sono dedicati gli scienziati australiani. I dati sulla diffusione  del felino, pur non essendo concordi ed univoci, sono assolutamente poco confortanti: inserito già negli anni '70 nella lista rossa dell'International Union for Conservation of Nature, resiste sicuramente in alcune centinaia di esemplari che vivono in cattività, mentre la popolazione selvatica è stimata orientativamente in poche migliaia di unità che ancora sopravvivono in territori piuttosto alti, caratterizzati spesso da climi glaciali ed inaccessibili, su un'areale che si estende dalle regioni dell'Himalaya, alla Cina Occidentale, alla Mongolia. Ma è possibile valutare già da ora la clonazione per le specie a rischio come l'unica possibile soluzione per la salvaguardia delle specie del nostro pianeta?

L'ULTIMA SPERANZA? – L'ipotesi suona davvero poco rassicurante, se si pensa che sarebbe sufficiente limitare i duri colpi che, in diverse misure, si stanno infliggendo all'ambiente, prima di arrivare a misure drastiche che, per giunta, se anche fossero in grado di incrementare il numero degli animali in cattività non risolverebbero il problema dell'estinzione della specie ancora presente in natura allo stato libero; discorso assolutamente valido non solo per il leopardo delle nevi ma per l'intero regno animale: non è il giardino zoologico, ancora, l'ultima speranza. Principalmente è attraverso il controllo del territorio da parte delle autorità, il freno alla caccia di frodo, la salvaguardia dell'habitat, con la riduzione delle emissioni, la diminuzione dell'inquinamento ed un severo stop alla deforestazione selvaggia (che nel Sud Est Asiatico, ad esempio, sta compromettendo la sopravvivenza di un numero impressionante di specie) che si può fornire un valido contributo per salvare i nostri animali: prima di essere costretti a «ricrearli» in laboratorio.