Secondo uno studio osservazionale, che quindi si basa proprio sull'osservazione passiva di un comportamento, le persone che soffrono di solitudine e sono isolate socialmente rischiano di più di avere un infarto o ictus. L'analisi, per quanto non voglia fornire alcuna prova scientifica di causa-effetto, è importante perché mostra quale impatto possa avere la socialità sullo stato di salute di un individuo e, come affermano gli scienziati stessi, deve essere presa in considerazione come un “fattore di rischio” proprio come avviene per il fumo o per l'alimentazione scorretta.

Per giungere a queste conclusioni, pubblicate all'interno dello studio intitolato “Loneliness and social isolation as risk factors for coronary heart disease and stroke: systematic review and meta-analysis of longitudinal observational studies” e pubblicato sulla rivista Heart, i ricercatori hanno analizzato le informazioni contenute all'interno di diversi studi passati che, in totale, hanno preso in considerazione 181,000 soggetti, tra questi 4.628 avevano avuto problemi cardiaci mentre 3.002 un ictus.

I dati raccolti dimostrerebbero che nelle persone che soffrono di solitudine o isolamento sociale il rischio di avere un infarto o un attacco di angina incrementa del 29%, dato che sale al 32% per quanto riguarda l'ictus. Purtroppo attualmente gli scienziati non sanno dirci come sia possibile questo collegamento che, ci tengono a precisare, non vuole essere deterministico, insomma, non è detto che questo incremento sia valido per tutti.

Qualche tempo fa, i ricercatori del MIT hanno pubblicato uno studio all'interno del quale sostenevano che ad agire nel nostro cervello, in caso di solitudine, fosse un gruppo di cellule presenti nella parte posteriore del cervello nel nucleo dorsale del rafe, quella zona cioè che stimola la nostra socievolezza.

Sempre a proposito di emotività ed infarti, non possiamo dimenticarci la Sindrome del Cuore Infranto, il cui vero nome è Takotsubo, una disfunzione cardiaca che si manifesta con sintomi simili a quelli dell'infarto e che, secondo un recente studio, colpirebbe anche chi riceve buone notizie.

Insomma, è chiaro che parlando di socialità non possiamo negare che cuore e cervello siano connessi, sta alla scienza capire come visto che, al momento, ancora non ci sono risposte.

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