Quanto volte avete pensato “domani è sabato, posso staccare la sveglia e dormire fino a mezzogiorno”? Molti lavoratori, così come gli studenti, nei giorni di riposo ne approfittano per andare a letto più tardi e alzarsi a giorno ormai inoltrato così da recuperare le ore di sonno perse durante la settimana. Secondo i ricercatori però questa pratica non solo non è utile, ma può essere addirittura pericolosa, come dimostra lo studio intitolato “Social Jetlag, Chronotype, and Cardiometabolic Risk” e pubblicato su The Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism.

I ricercatori hanno analizzato le caratteristiche del sonno e il rischio cardiometabolico in 477 volontari che hanno partecipato al progetto. A questi, di età compresa tra i 30 a i 54 anni e che lavorano almeno 25 ore alla settimana fuori casa, sono stati misurati, attraverso uno specifico braccialetto, i movimenti e l'attività di sonno nell'arco di 24 ore per una settimana. Inoltre, è stato chiesto loro di rispondere ad un questionario utile a valutarne il regime alimentare e l'attività fisica svolta.

I dati raccolti hanno mostrato che quasi nell'85% dei partecipanti il punto centrale del ciclo del sonno arrivava più tardi durante i giorni di riposo rispetto ai giorni lavorativi, mentre solo nel 15% dei volontari arrivava prima durante i giorni non lavorativi.

I ricercatori spiegano che meno l'orario del punto centrale del sonno dei giorni lavorativi corrispondeva con quello dei giorni di riposo, detto questo anche social jetlag, maggiori erano i rischi per la salute: livelli sballati di colesterolo, maggiori livelli di insulina, girovita più grande, indice di massa corporea più alto e maggior resistenza all'insulina.

Insomma, va bene risposare, ma l'ideale dovrebbe essere evitare sbalzi eccessivi che non confondere il proprio metabolismo e rischiare malattie metaboliche, problemi al cuore o diabete di tipo 2.

[Foto copertina di DieterRobbins]