Nell'Unione Europea viene definita malattia rara quella che colpisce cinque persone ogni diecimila, ovvero lo 0,05 percento della popolazione, tuttavia, tra le circa ottomila patologie ascrivibili a questa categoria, ve ne sono alcune con un'incidenza sensibilmente più bassa, come una specifica forma della cosiddetta ‘Sindrome da deplezione del DNA mitocondriale', della quale si stima vi siano meno di venti bambini malati in tutto il mondo. La patologia è balzata agli onori della cronaca per il caso del piccolo Charlie Gard, un bimbo britannico di dieci mesi al quale, dopo un braccio di ferro legale portato avanti tra i genitori e i medici del Great Ormond Street Hospital, dove è ricoverato in terapia intensiva, si è infine deciso di staccare i macchinari che lo tengono in vita, su sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU). La tristissima vicenda ha puntato di nuovo i riflettori sulla sofferenza di chi è costretto a combattere contro malattie gravissime e incurabili, che a causa della scarsa incidenza e del conseguente mancato ritorno economico vengono snobbate dalla ricerca scientifica.

Cos'è la sindrome da deplezione del DNA mitocondriale.

Con sindrome da deplezione del DNA mitocondriale (MDS) si intende una famiglia di patologie a carattere ereditario (sono autosomiche recessive) che provoca una riduzione sensibile nel DNA mitocondriale, trasmesso esclusivamente dalla madre. I mitocondri, organelli che fungono da vero e proprio ‘motore' per la cellula essendo responsabili della cosiddetta ‘respirazione cellulare' e dunque della produzione di energia, sono peculiari anche perché possiedono un proprio DNA, il DNA mitocondriale appunto, racchiuso in un piccolo cromosoma che serve alla produzione di sole tredici proteine. Se il quantitativo di questo DNA si riduce a causa di una patologia, come nel caso della sindrome da deplezione del DNA mitocondriale, tra le dirette conseguenze vi è proprio una minore disponibilità energetica per l'organismo, con effetti devastanti soprattutto sugli organi che consumano di più, come il cervello, i muscoli e il fegato.

Le varianti principali di MDS.

Come specificato esistono alcune varianti di sindrome da deplezione del DNA mitocondriale, differenti fra loro per sintomatologia, organi intteressati, durata della sopravvivenza e rapidità nella progressione clinica. Le patologie si manifestano tutte nei primissimi giorni di vita, o comunque durante l'infanzia, e nella stragrande maggioranza dei casi è proprio in questa fase, entro i due anni, che si perde la vita. I malati di alcune forme di MDS possono sopravvivere fino all'adolescenza, e in rarissimi casi giungere all'età adulta. Le tre forme principali di sindrome da deplezione del DNA mitocondriale sono la miopatica, che colpisce i muscoli scheletrici; l'epatopatica che interessa il fegato e l'encefalomiopatica, che riguarda muscoli e cervello. In taluni casi la sindrome ha effetti trasversali, dunque può esserci anche la forma epatocerebrale e quella che coinvolge anche il cuore e/o i reni, come nel caso del piccolo Charlie. La sindrome da deplezione del DNA mitocondriale è legata anche alle mutazioni di alcuni geni; tra essi il TK2 nella forma miopatica, il SUCLA2 in quella encefalomiopatica e il DGUOK, POLG e MPV17 per quella epatopatica.

I sintomi della MDS.

Poiché viene intaccata la fonte energetica dell'organismo, le MDS comportano una sintomatologia ampia e variegata, che spazia dalla debolezza muscolare all'ipotonia, passando per il ritardo nello sviluppo, difficoltà ad alimentarsi e problemi di accrescimento. La debolezza muscolare progredisce velocemente coinvolgendo anche l'apparato respiratorio e determinando un'insufficienza, che può essere contrastata soltanto con la ventilazione artificiale. Le insufficienze possono riguardare anche i reni e il fegato. Charlie Gard negli ultimi mesi è stato tenuto in vita soltanto grazie ai macchinari, per l'estrema aggressività della sua forma di MDS. Molto spesso i pazienti muoiono prima dei due anni di vita a causa di complicazioni, principalmente infezioni polmonari.

Trattamenti e cura.

La sindrome da deplezione del DNA mitocondriale è una patologia incurabile, e ad oggi esistono soltanto trattamenti per tenere a bada i sintomi, molti dei quali altamente sperimentali. I genitori di Charlie speravano di poter curare il proprio figlio con una di queste costosissime terapie negli Stati Uniti, tuttavia la Corte europea ha deciso di accogliere il parere dei medici dell'ospedale britannico, secondo i quali in ogni caso si sarebbero solo prolungate l'agonia e la sofferenza del piccolo. La terapia sperimentale per eccellenza è chiamata ‘nucleoside bypass' e recentemente ha dato risultati incoraggianti in alcuni pazienti americani, ma nessuno di loro si trovava nelle gravissime condizioni di Charlie.