Un team di ricerca internazionale coordinato da studiosi dell'Università di Washington (Seattle) e dell'Università del Queensland (Brisbane) ha scoperto che i primi aborigeni giunsero in Australia 65mila anni fa, ovvero circa 15mila anni prima rispetto a quanto previsto dalle teorie più accreditate. Fra esse, quella proposta recentemente dall'Australian Centre for Ancient DNA (ACAD). La nuova collocazione temporale è stata determinata dopo una serie di complessi test di datazione condotti su numerosi artefatti.

I reperti sono stati tutti recuperati nel Territorio del Nord, nel fruttuoso sito di scavo di Madjedbebe, che sin dal 1973 ha fatto emergere oltre diecimila artefatti. Tra essi “pastelli” per le pitture rupestri in ocra, strumenti per la macinazione dei semi, asce in pietra per lavorare il legno, punte di freccia finemente decorate e una lunga serie di utensili per la vita quotidiana.

Un parte importante di essi fu raccolta tra il 2012 e il 2015, e i ricercatori dell'Università di Washington, che si sono avvalsi anche della collaborazione della comunità aborigena locale, in particolar modo della Gundjeihmi Aboriginal Corporation, ne hanno portati alcuni al laboratorio di geoarcheologia di Seattle per i test di rito, condotti attraverso la tecnica a luminescenza stimolata otticamente (OSL) e con il classico radiocarbonio. Poiché quest'ultimo presenta alcuni limiti, i ricercatori guidati dal paleoantropologo Ben Marwick hanno puntato principalmente sulla OLS, con la quale hanno analizzato i granelli di sabbia e sporcizia depositatisi sugli oggetti nel corso dei millenni.

Credit: Dominic O'Brien, Gundjeihmi Aboriginal Corporationin foto: Credit: Dominic O'Brien, Gundjeihmi Aboriginal Corporation

Dai test è emerso che i più antichi avessero una datazione di circa 65mila, inoltre, attraverso una tecnica di riscaldamento dei granelli di sabbia, i ricercatori hanno determinato che l'Australia dell'epoca fosse molto più umida e fredda di quella odierna. I risultati ottenuti sono importanti non solo per approfondire le conoscenze sull'evoluzione umana, ma anche per capire l'interazione della nostra specie con la cosiddetta megafauna australiana, composta da animali ormai estinti (come i canguri giganti). Sebbene l'attribuzione di tali estinzioni sia sempre ricaduta sulla nostra specie, gli autori dello studio, che hanno pubblicato i propri risultati sulla rivista scientifica Nature, sostengono invece che uomini e animali potrebbero aver convissuto per lungo tempo, e che la causa scatenante delle estinzioni potrebbe essere stata di altro genere.

[Credit Gundjeihmi Aboriginal Corporation]