Negli ultimi cento anni l'impatto dell'uomo sulla natura è diventato quantomeno allarmante, tanto da minacciare seriamente fino ad ora, se non la nostra stessa sopravvivenza, per lo meno la qualità della nostra vita. Mai nella storia della vita sulla terra, una singola specie è riuscita a influire così drasticamente sul destino di tutte le altre, animali e vegetali, sconvolgendo e spesso distruggendo interi ecosistemi. Dopo la notizia che in Kenya, nella riserva faunistica nel Masai Mara, il numero dei grandi predatori è diminuito drasticamente a causa dell'uomo, pare che anche nel resto del Mondo si stia verificando un grande declino di predatori come leoni, tigri, leopardi, lupi o squali, declino che sta lentamente ma inesorabilmente devastando interi ecosistemi terrestri.

Secondo quanto assicura uno studio internazionale pubblicato la scorsa settimana sull'autorevole rivista scientifica "Science", la perdita allarmante di questi animali rappresenta il più grande impatto causato dall'uomo sugli ecosistemi nel corso della sua storia, visto che tra le cause che spiegano questo drammatico declino, che molte specie stanno sperimentando negli ultimi anni, ci sono proprio la caccia incontrollata e lo stravolgimento o la perdita dei loro habitat, due fenomeni provocati dall'azione scriteriata dell'uomo.

Dopo aver esaminato la situazione di un'ampia gamma di ecosistemi terrestri e marini, i 24 studiosi che fanno parte di questa ricerca hanno concluso che la lenta scomparsa dei predatori in tutto il mondo è molto più grave di quanto si pensasse: questo declino, infatti, colpisce molti altri processi ecologici nella natura, per cui la perdita dei predatori ha gravissime conseguenze per le altri specie vegetali e animali, uomo compreso. Anche l'essere umano subirebbe pesantamente questa perdita, una situazione drammatica che, tra l'altro, è destinata a peggiorare nei prossimi anni se non si prenderanno misure drastiche per proteggere queste specie.

James Estes, professore di Ecologia e Biologia evolutiva dell'Università della California tra gli autori della ricerca, ha ricordato come per millenni i grandi predatori sono stati presenti in ogni angolo del pianeta, tanto da aver modellato, proprio loro, le strutture e le dinamiche degli ecosistemi. Il loro declino, causato in grande misura dalla caccia e dalla frammentazione dei loro habitat, sta avendo gravi conseguenze per le altre specie sottolineando che sono già visibili cambiamenti della vegetazione, aumento di specie invasive, aumento degli incendi boschivi ed addiruttura di malattie infettive. Lo studio sottolinea, inoltre, che la progressiva scomparsa dei predatori sta contibuendo in maniera decisiva a quella che sarebbe la sesta grande estinzione nella storia della Terra che, avvertono gli scienziati, sarebbe già in corso.

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William Ripple, ricercatore presso l'Università dell'Oregon e coautore di questo studio, assicura che hanno trovato "prove devastanti" che dimostrano come i predatori siano estremamente importanti nel meccanismo della natura, "dalle profondità degli oceani alle vette più alte delle montagne, dai tropici all'Artico", ha dichiarato. "Il collasso di questi ecosistemi ha raggiunto un punto in cui non solo risultano colpiti i lupi ed alcune specie di alberi, la deforestazione, il suolo o l'acqua. Questi predatori e questi processi naturali, infatti, proteggono anche gli umani. Non si tratta solo di loro dunque ma anche di noi", avverte Ripple.

Uno degli studi citati in questa ricerca ha analizzato gli effetti della scomparsa dei lupi nel Parco Nazionale dello Yellowstone, negli Stati Uniti: dopo la scomparsa dei lupi aumentò la popolazione degli alci che di conseguenza cambiarono il loro comportamento. Infatti, senza il temuto predatore, potevano nutrirsi di alberi giovani, come il pioppo tremulo, che si trovavano nelle zone dove in precedenza venivano solitamente attaccati dai lupi. Senza questi animali in cerca di prede, la popolazione di pioppi tremuli e di salice fu molto colpita, riducendo notevolmente anche la popolazione di castori. Con il ritorno dei lupi poi, nella zona si ristabilì il naturale equilibrio.

La ricerca ha individuato molti più casi che mostrano l'importanza dei grandi predatori negli ecosistemi: in Africa, ad esempio, la riduzione di leoni e leopardi ha provocato l'aumento smisurato del babuino che trasmette parassiti intestinali agli esseri umani che vivono nelle sue vicinane o ancora la diminuzione degli squali, a causa della caccia incontrollata, che ha portato ad un aumento di una specie di razza ed alla conseguente scomparsa di molti crostacei.

Come indica questo studio la sesta estinzione oltre che dagli inspiegabili disegni di Madre Natura, sarebbe causata soprattutto dagli esseri umani. L'esplosione demografica e l'iniqua distribuzione delle risorse del pianeta sono alla base della Sesta Estinzione e potrebbe non bastare l'annuncio degli scienziati a salvare i predatori minacciati. Madre Natura più di una volta ha deciso di rinnovare gli abitanti della Terra come durante il Permiano-Triassico, 250 milioni di anni fa, quando più del 95% delle specie esistenti si estinse quasi all'improvviso. Dopo ogni estinzione di massa la vita, che ha capacità di recupero incredibili, anche se dopo lunghi periodi di tempo, è sempre riuscita a riprendersi, ma lo ha fatto soltanto dopo la scomparsa di ciò che aveva provocato l'estinzione che nel caso della Sesta Estinzione siamo noi, l' Homo Sapiens. E se la settima estinzione riguardasse l'uomo?

Galileo Galilei diceva: "Noi non dobbiamo considerare che la Natura si accomodi a quello che parrebbe meglio disposto a noi, ma conviene che noi accomodiamo l’interesse nostro a quello che essa ha fatto."